Transcelluloide. Ragioni e storia della trance cinematografica

in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 40, Napoli, Liguori, 1996 – Estratto

Gli aspetti dei quali ci occuperemo in questo scritto sono i due tipi di trance cinematografica, che sono la trance del cinema e la trance al cinema. Intendiamo per trance del cinema quella che investe lo spettatore cinematografico e che ne comporta uno stato modificato della coscienza indotto dalla visione di un film.

Per trance al cinema (o nel cinema) ci riferiamo invece ai film che direttamente rappresentano fenomeni di trance ipnotici agiti o subiti dai personaggi del film.

Tratteremo dunque nell’ordine dapprima la trance che coinvolge lo spettatore, e quindi stileremo un elenco ragionato e storico della trance ipnotica in pellicola.

Georges Lapassade definisce la transe (non è un refuso, questo autore preferisce usare sempre il termine transe anzichè trance, perchè ritiene che sia l’unico etimologicamente giusto, proveniente da trans-ire) “uno stato alterato della coscienza culturalmente elaborato”; questa configurazione della trance (noi continueremo a scriverla così perchè ci sembra strettamente legata al fenomeno filmico, onirico, rem, 24 immagini al secondo che colpiscono i nostri occhi: trancelluloide) ci tornerà assai utile per il discorso intrapreso.

La nostra personale definizione dell’ipnosi (se c’è trance c’è ipnosi, cioè uno stato ipnagogico che ci consente di ritirarci in noi stessi, più o meno velocemente, separandoci completamente dal mondo esterno, un pò come avviene al cinema), è che si tratti di uno stato alterato della coscienza che consente, in diversi modi, e con tempi variabili, una rapida comunicazione del Soggetto con cui si lavora, in accordo comune, in seguito a una sincera e spontanea, forse necessaria, richiesta di aiuto, che definiamo, tout court, terapeutica.

Ora crediamo che il lettore si sia accorto che questo assunto sia proprio quanto si verifica anche al cinema. Ci rechiamo al cinema non certo per ottenere una terapia vera e propria, ma desideriamo abbandonarci a una forma di rilassamento, in base a una richiesta incontrovertibile di lasciare fuori di noi il mondo esterno e penetrare invece in un mondo virtuale. Infatti il cinema crea per lo spettatore uno spazio virtuale con tutte le caratteristiche evocanti la realtà, ma soltanto virtuale, come il sogno.

Condividi:
L'autore
Amedeo Caruso