La casa abbandonata.

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, n. 17 “Abbandoni”, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2013 – Estratto

Sentieri dell’abbandono nelle opere di Murakami Haruki

Era il Maggio del 2005 quando, per caso, mi ero trovata a sfogliare le prime pagine di Norwegian Wood. Tokyo Blues (Murakami, 1987)1, uno tra i più popolari romanzi di Murakami Haruki (il cognome precede il nome, come vuole la lingua giapponese). Scorrevo avidamente con lo sguardo le parole che si rincorrevano sotto i miei occhi ed erano bastati pochi minuti per rapirmi da tutto ciò mi circondava, fino a scivolare su queste righe: “E mi chiedo dove siamo andati a finire noi due. Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov’è lei e dov’è la persona che ero allora, il mio mondo? Ma è inutile, ormai non riesco nemmeno a ricordare facilmente il viso di Naoko. Quello che mi resta è solo lo sfondo: un paesaggio senza figure”2.
Abbandono, perdita, fallimento, solitudine, disorientamento, ricerca della propria identità: in quei capoversi erano già presenti i principali motivi dell’opera di Murakami che, in seguito, ho ritrovato in tutti i libri e racconti che sono stati finora pubblicati in italiano.
Il successo di pubblico che negli anni ha confermato il lavoro dell’autore, credo risieda nella sua capacità di descrivere in parole e immagini semplici, chiare e autentiche, i vissuti emotivi legati alle esperienze di solitudine e trasformazione.
Molte delle vicende narrate da Murakami, infatti, prendono avvio da un personaggio che subisce un abbandono, in alcuni casi dovuto alla morte oppure al

suicidio di una persona amata: nel libro Norwegian wood3 Watanabe viene abbandonato da Kizuki, il suo migliore amico che si suicida inaspettatamente e da Naoko, la ragazza di Kizuki, della quale Watanabe si innamora dopo la morte di quest’ultimo; ne L’uccello che girava le viti del mondo (1997)4 Okada Tōru viene improvvisamente abbandonato prima dal suo gatto e poi dalla moglie Kumiko; in Kafka sulla spiaggia (2002)5 il piccolo Tamura Kafka viene abbandonato dalla madre e dalla sorella e lui, una volta adolescente, abbandonerà il padre per scoprire le sue origini; in Dance dance dance (1988)6 il protagonista racconta di essere stato abbandonato da tutte le persone a cui teneva, a causa della sua inaffidabilità emotiva.
In altri racconti, invece, è il protagonista ad allontanarsi dalla persona amata o/e da ciò che costituisce la sua quotidianità alla ricerca di sé stesso, a volte entrando letteralmente in un’altra dimensione surreale: in A sud del confine, a ovest del sole (1992)7 Hajime abbandona Shimamoto quando sono adolescenti, ma il ricordo della ragazza lo accompagnerà, con rimpianto, per tutti gli anni a venire; in La fine del mondo e il paese delle meraviglie (1985)8 il protagonista è un “cibermatico” che sotto la guida di un vecchio scienziato deve sventare un complotto che vuole la fine del mondo e contemporaneamente – ma in un altro universo spazio-temporale – cerca di salvare la sua Ombra che gli è stata strappata appena varcata la soglia del “Paese delle meraviglie”; in 1Q84 (2009)9 Aomame entra, suo malgrado, nella realtà dell’1Q84, nella quale dovrà uccidere il capo di una potente setta religiosa e ritrovare l’amore della sua vita, Tengo.

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L'autore
Benedetta Rinaldi
Benedetta Rinaldi
Psicologa e psicoterapeuta, è esperta in ipnosi clinica. Professore a contratto presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma.