Alfred Adler, in Dizionario Bompiani degli Psicologi Contemporanei

(estratto)

Adler è il primo geniale eretico della psicoanalisi. Si potrebbe dire a tale riguardo che la grandezza della psicoanalisi (così come, per altri versi, la grandezza del cristianesimo) è stata anche quella di aver generato splendide eresie. La concezione sviluppata da A., comunque, si divarica a tal punto dal solco freudiano da costituirsi come autonoma, il che, sia pure con intenti polemici, fu rilevato dallo stesso Freud…

Inammissibile è considerata la centralità assegnata nel sistema concettuale freudiano alla libido. Freud non si sarebbe reso conto del contenuto simbolico della percezione sessuale (una critica analoga sarebbe stata formulata da Jung). Lo stesso “complesso di Edipo” va trasvalutato. Come ad esempio si desume dal sogno di Ippia che A. legge in Erodoto (e nel quale il protagonista, che aspira a conquistare la sua città natale, crede di dormire con la madre), esso simboleggia l’aspirazione al dominio. Inoltre ipotizzando una etiologia sessuale delle nevrosi, Freud mostra di ignorarne il dinamismo finalistico… L’uomo concepito da A. non può in alcun modo sfuggire ai significati e i significati riguardano quella che l’altro grande eretico della psicoanalisi, Jung, chiamava, in polemica con l’ottica causalistica freudiana, “comprensione verso l’avanti”.

La concezione adleriana s’impernia sulla radicale unicità dell’individuo (resa nel sintagma “stile di vita” introdotto nel 1926 e già impiegato in precedenza da M. Weber) e sul suo armonico inserimento nella società. Il che implica il rifiuto del solipsismo, della dicotomia conscio/inconscio (così che molti ritengono, erroneamente, che A. sopprima il concetto di inconscio) e nella frammentazione della psiche in istanze, esemplificata nella tripartizione Io-Es-SuperIo propria della seconda topica freudiana.. Di conseguenza, per A., è un arbitrio sostenere che la nevrosi derivi da un conflitto tra conscio e inconscio.

La psicologia adleriana è pragmatica, intuitiva, vicina al patrimonio del senso comune, rivolta alla coscienza; in una parola, si fonda sulla Menschenkenntnis, ovvero sulla conoscenza pratica di sé e degli altri. Diversamente da Freud, A. rivendica il diritto della psicologia individuale a essere considerata una concezione filosofica, diritto che le spetta per l’impegno a comprendere il senso della vita. Legge fondamentale della quale è, secondo A., la vittoria sulle difficoltà. Il che configura la vicenda dell’uomo come radicata, originariamente, in un sentimento d’inferiorità (di cui il “complesso d’inferiorità” è la variante patologica)…

Essere uomo, scrive A., significa nutrire un sentimento d’inferiorità che preme costantemente per il suo superamento. L’uomo compensa tale dato costitutivo di partenza con la “volontà di potenza” (altrimenti detta “aspirazione a emergere”, “propensione alla superiorità”, “tendenza a prevalere”), nozione di chiara derivazione nietzscheana e che A. concepisce come fondamentale e innata.

La tendenza a prevalere, propria di tutti gli uomini, può dar luogo a compensazioni positive (e positivo è per A., che non manca di una forte tensione etica, l’equilibrio tra istanze individuali e sociali) o a negative ipercompensazioni, quali il complesso di superiorità, che mantiene il singolo in uno stato di separazione dalla comunità.

Alla volontà di potenza fa da riscontro l’altra istanza fondamentale della psicologia individuale, il sentimento sociale, che include l’empatia e la tendenza a cooperare col prossimo. In effetti, per A., solo se implicano il sentimento sociale le funzioni organiche e psichiche possono svilupparsi in modo sano. Il che porta il discorso sui fini della psicoterapia adleriana, la quale si svolge come relazione “faccia a faccia” e si fonda sulla promozione delle “zone di luce” del paziente tramite l’incoraggiamento, l’empatia e la creatività.

La diade analista-paziente è per l’ultimo A. “coppia creativa” e la psicoterapia viene concepita come “professione artistica”, il cui fine consiste, in un primo tempo, nel decodificare le “mete fittizie”, ovvero le “finzioni” e, ancor più, le “finzioni rafforzate”, tipiche dei nevrotici e degli psicotici, caratterizzate da estremo individualismo e dunque creatrici di distanza patologica. Tale distanza, che va intesa anche in senso intrapsichico, cioè come divaricazione di sé dall’atto da compiere o dalla decisione da prendere, viene ribadita nei sogni, i quali rappresentano altrettanti modi del sognatore d’ingannare se stesso, di rimanere sospeso alla croce delle proprie finzioni, di opporre resistenza al lavoro analitico, circostanza, quest’ultima, che induce A. a coniare l’espressione “complesso di Penelope”.

Alla destrutturazione dell’onnipotenza del paziente fa da riscontro la promozione dei “compiti vitali” (amicizia, amore, lavoro) e, in ultima analisi, del sentimento sociale: vale a dire la creazione di un nuovo stile di vita.

Un discorso a parte meriterebbe la questione dell’influenza della psicologia adleriana, che raggiunge notevoli e anche inattese profondità. A partire dagli stessi Freud e Jung molti sono gli psicologi in debito nei confronti di A. Si sono fatti i nomi degli psicologi dell’Io (Hartmann, Kris, Loewenstein e altri), dei culturalisti neofreudiani (Fromm, Horney, Sullivan), degli psicologi del Sé (Kohut), della bioenergetica (Lowen), di Bion, delle psicologie umanistiche ed esistenziali (Maslow, Rogers, Binswanger, Frankl), dell’antipsichiatria (Cooper, Esterson, Laing). E’ stato anche rilevato come la psicosomatica veda in A. uno dei suoi sicuri precursori. Per non parlare dell’apporto innovativo nel campo della psicopedagogia.

Molti debiti sono stati passati sotto silenzio e ciò costituisce uno “specifico adleriano”, rilevato da più parti, degno di un’ulteriore indagine. A ciò ha fortemente contribuito anche la cifra stilistica del dettato adleriano, assolutamente scevro di quei tecnicismi che caratterizzano una scuola psicologica. E si tratta d’una cifra stilistica perfettamente in armonia con quell’istanza basilare della Weltanschauung di A. che abbiamo visto corrispondere al sentimento sociale.

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