Una scelta di modelli della collezione anglosassone inverno 2000-2001 dedicata a scrittura e psicoanalisi

in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 50, Roma, Di Renzo Editore, 2001 – Estratto

Paul Auster è uno dei miei beniamini. Non mi sembra vero trovare un suo scritto nella raccolta Shrinks. In prima lettura It don’t mean thing mi lascia perplesso perché non trovo alcun nesso con il tema della raccolta, ma la sua brevità, solo cinque pagine, mi invoglia a riesaminarlo.

Chi conosce il suo stile è abituato a intrecci e trame che hanno, con una certa costanza, risvolti a metà strada tra la risoluzione di un giallo e la scoperta di un problema psicologico. Auster, con la seduzione di chi sa davvero raccontare comprime, in questo Non significa niente, tre storie in una per dare un senso alla casualità che lega tempi e personaggi diversi. Ho la netta sensazione che l’autore abbia consegnato all’editore alcune pagine strappate a caso dal proprio diario: una del periodo che corrisponde al tempo in cui sua figlia di dodici anni combatte con la matematica, un’altra del 1968 e la terza dell’ottobre 1999. Questi ricordi personali arrivano fino ai suoi nonni, ad Antoine de Saint-Exupery e al civico 240 Central Park South di Manhattan, dove sembra che l’autore del Piccolo Principe abbia scritto il suo capolavoro. Potrebbero essere ordito e trama di adolescenza e maturità di uno scrittore, proprio di Paul Auster, ma se mi domando la ragione di questo contributo in una pubblicazione monotematica sulla psicoanalisi, non trovo altro appiglio se non quello della sincronicità. Un impasto di sincronicità spudoratamente junghiana lega questo minestrone di eventi acausali in modo gradevolissimo.

Uno scrittore cui viene delegato il compito di organizzare una mostra su Matisse e che non riesce a procurarsi il dipinto più importante perché introvabile. Un poeta in disgrazia che viene aiutato attraverso una colletta di scritti destinati alla pubblicazione di un volume per collezionisti. Una canzone che intona un momento magico tra padre e figlia, quasi un segnalibro di una pagina importante della loro vita.

La canzone It don’t mean a thing if it ain’t got that swing – che è anche in parte il titolo del racconto – ricompare, peregrina, in una strisciolina di carta che scivola dal libro dello scrittore esperto di Matisse. Lo stesso scrittore esperto in Matisse scopre che il dipinto agognato ha penzolato per anni a cinque metri dal proprio letto, nell’appartamento sopra a quello dove era solito alloggiare, all’Hotel Carlyle di New York.

Un insieme di eventi non causali che, magnetizzati nella penna di Auster, trovano una coincidenza tra i fatti esterni e le emozioni, esprimendo in letteratura il concetto della sincronicità senza mai nominarla. Magia della letteratura.

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L'autore
Amedeo Caruso