I Racconti del Cuscino di Peter Greenaway

Con i Racconti del Cuscino si inaugura una nuova stagione per il Cinema: possiamo considerarlo il prototipo delle future pellicole e delle pellicole del futuro. Riesce in questa impresa il regista de I Misteri del Giardino di Compton House con ardimenti e sperimentazioni paragonabili a quelli del Napoleon di Abel Gance (che abbiamo visto restaurato alla Rassegna di Massenzio per i novant’anni del Cinema), ricordando le prove cromatiche di Antonioni per il remake de L’Aquila a due teste dal titolo Il Mistero di Oberwald, e ancora le costosissime tentazioni e realizzazioni tecnologiche di One from the Heart di Coppola che lo hanno portato al fallimento dei suoi Zoetrope Studios.

Pillow book è il titolo in inglese (perché così si chiamano nei Paesi di lingua anglosassone i diari personali degli adolescenti ed anche dei più cresciuti) e Note del Guanciale si chiama il libro di Sei Shonagon che ha ispirato il film.

Il testo letterario appartiene a quel tipo di letteratura giapponese che si ispira ai quaderni personali e segreti che buona parte delle persone istruite dalle parti del Sol Levante scriveva e continua a scrivere; ne abbiamo già visto la presenza in Tanizaki (La Chiave, racconto, poi film di Brass) ma anche dalle parti di Mishima e poi Ozu e ancora Kurosawa.

Se è vero, come dice l’onorevole zia della piccola Nagiko, che nella vita esistono soltanto due grandi piaceri, quello della carne e quello della letteratura, ebbene qui c’è pane per i giusti denti. Forse è per questo che la protagonista unisce perfettamente le due gioie: scrive letteratura sulla carne dei suoi amanti.

Questa giovane modella giapponese, che ha ereditato la passione del tatuaggio fine (calligrafico, artistico) dal padre che è uno scrittore umiliato e offeso (seviziato!) dal suo editore, ordisce la sua trama vendicativa come per un editore meglio non si potrebbe. La sua rivincita è anche duplice quando fra lei e l’editore malvagio si aggiunge un giovane amante di entrambi.

La bravura di Greenaway nell’affrontare un tema così “dermatologico” nonché “anatomopatologico” (ci riferiamo allo scuoiamento dell’amante bisex) consiste nel mantenere la bellezza orientale figurativa ispirata a Utamaro, Hokusai e Hiroshige, tre grandi disegnatori di temi erotici, raggiungendo eleganze estreme e rare precisioni cromatiche, con delicatezze espressive che accompagnano le proiezioni diverse con diversi colori e differenti dimensioni tutto in contemporanea senza che gli occhi si stanchino della voluttà di percorrere velocemente lo schermo dall’alto in basso e da destra a sinistra e poi a sorpresa nel quadrante superiore destro e poi già di lato…

Il film compie un percorso circolare, con ripetizioni e iterazioni sospese tra il didattico e l’ipnotico: ascoltiamo buona letteratura ed assistiamo a raffinato erotismo in questa educazione sentimentale ripescata dal padre del Baby of Macon nelle notti dei guanciali di mille anni fa. Carne, morte, letteratura e al diavolo la psicologia! (N.B.: inteso come: al diavolo spetta la psicologia!)

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L'autore
Amedeo Caruso