Panni sporchi in famiglia e detersivi psicoanalitici

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 9, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009

Fedele alla ideologia fondante del Centro Studi Psicologia e Letteratura mi occuperò in questo articolo di scrittori, registi, musicisti e psicoanalisti che hanno costruito e percorso con le loro opere e le loro esistenze nuove strade artistiche ed umane.

Mi impegnerò a rovistare questa volta nel cesto dei panni sporchi di casa, tra le camicie, le mutande e le lenzuola dei personaggi letterari e cinematografici e dei loro autori e finanche di certi psicoanalisti – tutti a me cari – che hanno vissuto delle vite singolari, fuori delle regole e partorito creazioni letterarie, cinematografiche, musicali e psicoanalitiche meritevoli – sia le loro vite che le loro opere – di un ulteriore, forse nuovo discorso psicologico.

Con questo scritto desidero proseguire il discorso psicoletterario aperto da Aldo Carotenuto, mio maestro, in tanti libri da Lui dedicati alla interpretazione di poeti e scrittori.

La tesi carotenutiana rispetto alla vita di ogni artista è che l’opera, un’opera specifica (cinema, teatro, poesia, romanzo, musica e, perché no? psicoanalisi) richiede un certo tipo di vita, proprio quella vita vissuta dall’autore. Non è quindi la vita che fa l’opera e dunque per intenderci non è vivere da bohemien che ci fa diventare Baudelaire o Rimbaud, ma è l’opera che ci proponiamo, alla quale attendiamo, che pretende una vita da poeta maledetto con assenzio, disperazione, droghe e donnine o maschietti indispensabili al compimento della stessa. Quindi non basta essere stati deportati ad Auschwitz per diventare Primo Levi, o avere l’asma per scrivere La Recherche come Proust.

L’intento di frugare tra i panni sporchi di artisti e psicoanalisti nasce dalla volontà di cercare un po’ di scheletri nell’armadio che altri studiosi e artisti hanno già contribuito con il loro lavoro a far conoscere parzialmente. La nostra differenza, e la nostra distinzione saranno soltanto l’uso della chiave psicoanalitica, un passepartout che consente soltanto alla femme de chambre l’accesso a tutte le camere dell’albergo. Il nostro scopo sarà quello di sorprenderci e capire senza alcun bisogno di mettere in ordine le stanze che andremo a visitare, con l’opportunità di scoprire il genere di indumenti intimi presenti in essa, eventuali prove nelle lenzuola, presenza di libri e medicinali, lettere, appunti sparsi, e tracce significative dei nostri Ospiti.

Sarà dunque questo un diario della femme de chambre, come può essere definito lo psicoanalista al quale viene consegnata dai clienti la chiave del loro inconscio e del loro cuore, attraverso i sogni e le confidenze. Oltre ad essere quindi una prostituta mercuriale, secondo la felice immagine creata da James Hillman, lo psicoanalista può essere per noi anche una perfetta femme (o alternativamente e/o contemporaneamente) homme de chambre, androgino e trans-erotico come deve essere un Sacerdote di Psiche. Benvenuti dunque nel Residence Arte & Psichefuturista.

Abbiamo invitato in questa immaginaria (convinti che tutto quel che si immagina, esiste) Casa del Rendez-Vous Creativo & Psico-Detersivo le seguenti gentildonne e gentiluomini: Jean Cocteau, Luchino Visconti, Louis Malle, Paul Gegauff, Anna Freud, Gisela Palos, Elma Palos, Sandor Ferenczi, Sybille Lacan, Jacques Lacan, Liliane Siegel, Jean-Paul Sartre, Oscar Wilde, Alfred Douglas, Daniel Barenboim, Hilary e Jackie du Prè, e Honorè de Balzac. Sono nostri ospiti ed hanno accettato amabilmente questo appuntamento.

Abstract

In questo articolo l’Autore si prefigge il compito di rovistare nei “panni sporchi” di artisti come Cocteau, Balzac, Chabrol, Malle, Cecil Beaton e Greta Garbo, Camille Claudel, Luchino Visconti, Sartre, Oscar Wilde, Paul Gegauff, Hilary e Jackie du Pré, Daniel Barenboim e psicoanalisti quali Anna e Sigmund Freud, Sandor Ferenczi, Jacques Lacan, con il desiderio di capire meglio le loro vite e le loro opere. L’intento è quello di proseguire il discorso psicologico iniziato dal suo maestro Aldo Carotenuto riguardo l’opera artistica. L’opera d’arte richiede un certo tipo di vita, proprio quella vita vissuta dall’autore. Non è quindi la vita che fa l’opera, ma l’opera che chiama, che necessita di quel genere di vita. Non bisogna temere di osare dove gli altri temono di camminare, soltanto così ci si potrà districare meglio nelle infinite pieghe del mistero della vita e leggere con più luce le pagine della psiche e dell’arte.

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L'autore
Amedeo Caruso