La profonda misura dell’anima. Relazioni di Jung con lo gnosticismo

La profonda misura dell’anima. Relazioni di Jung con lo Gnosticismo, Napoli, Liguori, 1990

La profonda misura dell'animaLa presenta ricerca intende colmare una considerevole lacuna nel campo degli studi dedicati al pensiero Jung. La complessa rete di eresie conosciuta col nome di “gnosticismo” si colloca a una delle origini della complessa costituzione della psicologia dinamica e, in particolare, della psicoanalisi e della psicologia analitica. Non è forse stato lo stesso Jung, in una lettera a Freud, a definire la psicoanalisi una “reincarnazione” della “sophìa”, della sapienza gnostica?

Estratto

Cristo ha reciso l’ombra. Ciò significa che l’opera di redenzione è ancora lontana dall’essere ultimata. L’aiòn di Cristo si caratterizza come economia del dissidio con l’Anticristo, ovvero con “l’antìmimon pneuma”, spirito imitatore o contraffattore, termine a cui Jung ricorre più volte e che deriva dalla lettura dei testi gnostici “Pistis Sophia” e “Apocrifo di Giovanni”. La tesi sostenuta da Jung è che l’incarnazione deve continuare nella terza età dello Spirito Santo. A questa terza età dell’uomo pneumatico, che corrisponde poi all’uomo psicologico di Jung, rivolge già il suo sguardo il “principio d’una morale del male” cui avrebbe alluso Cristo, un Cristo rivisitato in ottica carpocraziana. L’uomo completo, assumendo quel principio, si distingue dall’uomo perfetto significato dal Cristo valentiniano che non ha sopportato alcuna commistione col male…

“Risposta a Giobbe” si lascia anche considerare quale compendio di motivi gnostici. L’ambiguità dimostrata da Yahweh nel richiamare “l’attenzione della prima coppia umana sull’albero del bene e del male vietando loro contemporaneamente di mangiarne i frutti”, era già stata denunciata, tra gli altri, dai marcioniti. In completo accordo con Jung essi condannavano il Creatore che, in contraddizione con se stesso, comandava quello che aveva proibito e proibiva quello che aveva comandato. Allo stesso modo Jung sostiene che nel comportamento di Yahweh “erano presenti un sì e un no”.

Il motivo dell’ignoranza del demiurgo, che provoca “il peccato che in realtà non aveva previsto”, compare nei “Problemi” di Apelle e nell’intervento del marcionita Megezio riportato da Adamanzio. Nello stesso scritto il bardesianita Marino rigetta l’ipotesi della “privatio boni” sostenendo che il serpente sin dall’inizio aveva istigato Eva. Jung utilizza più volte, con analogo intento, il motivo della preesistenza del serpente, motivo che compare anche nella “Risposta”…

Una riprova della inclinazione doceta propria della cristologia junghiana è costituita dalla posizione assunta da Jung in merito alla resurrezione. La resurrezione è un mito, un’idea archetipica … s’assimila a un evento psicologico. Non può più essere sostenuta la tesi di una resurrezione letterale dell’uomo storico Gesù …

Secondo Jung, Gesù avrebbe scoperto sulla croce il completo e definitivo fallimento della sua missione, del suo esperimento con la vita. Sulla croce Dio l’aveva abbandonato e nella deradicante prospettiva di quell’abbandono tutta la sua vita si rivelava una terribile illusione. Tuttavia Gesù era stato pienamente fedele al suo esperimento e questa fedeltà, alla fine, gli procurò il “corpo della Resurrezione”.

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L'autore
Giorgio Antonelli
Giorgio Antonelli