Intervista a Paulo Coelho
Intervista a Paulo Coelho

dal Giornale Storico di Psicologia Dinamica – Estratto

Caruso: Il libro L’Alchimista, è pieno di riferimenti ai sogni. Per esempio Lei scrive: “…la possibilità di rendere la vita degna di essere vissuta, è quella di realizzare i sogni”, e ancora “…più vicini siamo ai sogni, più vicini siamo alla vita”, e anche “… chi crede nei sogni è capace anche di interpretarli”. Come è arrivato a questa bellissima conclusione per condividere la quale anche uno psicanalista può impiegare tanti anni?

Coelho: Prima di tutto la ringrazio molto per questi complimenti che mi ha fatto. Secondo, posso dirle che anche io ho passato un periodo della mia vita in cui c’è stata la psicoanalisi. Ma io ero davvero troppo giovane e certe cose non le potevo capire, avevo appena 19-20 anni. Sicuramente questa idea dell’anima mundi, (di cui parlo nel libro) molto più junghiana che freudiana, è stata (ed è ancora) tanto presente durante la mia vita. Quando io ho studiato l’alchimia, un’opera che mi ha davvero impressionato, è stato questo libro di Jung Alchimia e psicologia. In questo libro si parla molto del sogno come di una coscienza, intendo dire un epifenomeno che è una manifestazione universale. Nella vita ci sono molti archetipi che continuamente si trasformano e sono poi i codici di comprensione tra gli uomini. Si parla molto di questa luminosità, cioè di riuscire a condividere un certo simbolo anche se non lo si conosce, se non fa parte della propria logica. Gli antichi alchimisti, tramite questi simboli universali, hanno sviluppato quella che è la teoria, più che altro l’essenza, di questo linguaggio tramite i simboli, che molte volte si esprimono proprio tramite i sogni.

Allora veniamo al Suo mondo dei sogni. Questi sono cominciati prima dell’interesse per l’alchimia? Sono i sogni che hanno determinato l’interesse per l’alchimia?

Coelho: No. E’ stato il contrario: l’alchimia mi ha risvegliato l’interesse per i sogni.

Quando è cominciato questo interesse per l’alchimia?

Coelho: Verso i 22-23 anni, durante la generazione hippy. Sono stato affascinato non dalla parte classica della alchimia ma da quella riguardante l’applicazione diretta di essa. E, come tutti gli intellettuali, ho pensato che avrei potuto raggiungere un obiettivo concreto soltanto tramite la teoria. Questo, comunque è un equivoco, perché l’alchimia è la manifestazione di ciò che è la teoria trasportata sul piano concreto. Voglio dire che ciò che è nel mondo spirituale, il sogno per esempio, si riflette poi nel mondo concreto. Sicuramente questo non fa parte solo di me, non è una cosa solo mia, tutti gli oggetti che ci circondano fanno parte di sogni di altre persone, che poi si sono concretizzati.

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L'autore
Amedeo Caruso