
Quello che un film lascia nel profondo del nostro respiro rimane, per me, la chiave ultima di comprensione di quanto si è visto. Rebuilding (sottotitolato Come l’acqua per il fuoco), del regista indipendente Max Walker-Silverman, racconta una storia di resistenza e rinascita nell’America profonda attraverso la vita di un cowboy, Dusty. L’attore britannico Josh O’Connor, eccezionale in questo ruolo che va ben oltre lo stereotipo maschile del cowboy, interpreta un uomo che cerca di ricostruire la propria vita dopo un incendio devastante che gli ha portato via tutto.
All’inizio, Rebuilding sembrava il solito film sulla resilienza: la speranza quando tutto è perduto, un tocco di positività in un mondo che va a pezzi etc… Qualcosa di “già troppo visto”. Ma, per ciò che mi ha lasciato, direi che è molto di più: un inno alla spontaneità delle relazioni che superano l’utilità o la paura. È un richiamo alla semplicità delle cose che contano e che accomuna persone diverse, unite dal non dover più nulla al mondo che le circonda; un mondo che non presenta loro il conto né chiede più “performance”. È così che nasce qualcosa di inaspettato: una complicità genuina e una generosità profonda, al di là di ogni aspettativa. Un film che apre il cuore e invita a immaginare un mondo più umano.