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Quali orizzonti, quanti orizzonti?

di Mike Silvi, L’Aquila

Orizzonte: “ […] ampiezza e forma delle conoscenze, delle aspirazioni e delle idee, di una persona o di un gruppo di persone. Quadro generale, complesso di fatti, situazioni […] limite raggiunto o da raggiungere.”[1]

Le conoscenze, le aspirazioni e le idee di una persona si riferiscono ad un quadro di fatti e situazioni che hanno bisogno di contemplare un obiettivo da raggiungere.

Limite ha la funzione di “confine, barriera; grado ultimo, linea estrema; di ciò […]che sta ai confini del possibile; […] ipotesi estrema[2], Obiettivo invece ha la funzione di prefiggersi uno scopo da raggiungere.[3]

Nell’immaginario comune, l’orizzonte assume un significato quasi poetico quando indica il confine di qualcosa di irraggiungibile, impossibile da toccare, una barriera dove risiede l’inimmaginabile, ciò a cui non si può dare ampiezza e forma, perché si entra nel campo di ciò che è sconosciuto.

L’ardore che provoca la conoscenza spinge a portare quella linea estrema, che delimita il possibile dall’impossibile, “sempre più in là” così da trasformarsi in bramosia che riesce a rendere nulla la funzione di Limite, eliminando cioè quel grado ultimo che occorre non solo per stabilire cosa è lecito e cosa non lo è, ma che occorre per stabilire come sia opportuno muoversi e comportarsi nei confronti di un’esigenza di sapere che accresce smisuratamente.

Se l’ignoto fa paura, nasce l’esigenza di impararlo e conoscere per poter estinguere tale timore; ciò che si perde di vista è il ruolo fondamentale che l’ignoto ha: senza l’uno non esisterebbe la conoscenza.

Le funzioni di Obiettivo e Limite sono legate a doppio filo, perché mentre il primo definisce ciò che si vuole raggiungere, il secondo consegna una sorta di linea guida utile nel raggiungimento degli scopi. Obiettivo e Limite possono considerarsi due aspetti della personalità che non sempre, però, sono coniugati: dopo aver stabilito cosa si vuole raggiungere, non sempre si tiene conto (o a volte si dimentica) cosa è possibile e consentito.

In questa epoca della “technè”, acquista un significato soggettivo l’identificazione dei mezzi opportuni per raggiungere gli obiettivi prefissati. Viene sempre meno l’interesse a considerare le conseguenze che comportano alcune scelte, su terzi o sull’ambiente o sulla fauna. Un singolo individuo, uno Stato, una società possono avere differenti orizzonti. Questo accade perché sono calati in diversi contesti che sottolineano quanta distanza può esistere tra un individuo ed il proprio contesto sociale: una persona che ha un chiaro ruolo sociale ha obbiettivi chiari che riguardano gli studi, la professione, la famiglia le relazioni intime e sociali e conosce i limiti, quali sono i confini del possibile da non valicare ed in caso può scegliere deliberatamente di non rispettarli. Intorno a lui o lei ci può essere una società in continua mutazione, che punta ad una produzione e ad un consumo a cui non è possibile tenere il passo, perché non si hanno i mezzi; pur avendo una strategia ed un metodo, capita di non avere i mezzi per “correre” alla stessa velocità ed il passo è necessariamente più lento.

Questi sono riferimenti generali, che non configurano una specifica situazione e rischiano di essere vacui; ciò che è fondamentale è comprendere come agisce e reagisce chi è calato in contesti del genere. In un primo momento bisogna capire che una persona che ha un proprio orizzonte fatto di sogni e speranze, di obiettivi concreti e mezzi per realizzarli può incontrare difficoltà, se il contesto che abita ha un’andatura tutta sua, oppure si percepisce in contrasto con gli altri individui. Bisogna anche considerare che quando una società prospetta un orizzonte fatto di limiti labili, ma definiti instabili, una persona può avere difficoltà a crearsi dei propri scopi e reperire i mezzi necessari, infrangendo così i propri sogni e speranze.

Successivamente è importante considerare il particolare contesto in cui vive la persona, i precisi obiettivi che si è posto, o viceversa perché essi non siano presenti.

Quando vi è una difficoltà a raggiungere i propri obiettivi, oppure si rinuncia a porseli si entra nella nevrosi o addirittura psicosi; queste possono essere considerate reazioni della persona ad un contesto che probabilmente non consente l’espressione di sé. In questo contesto, si può intervenire considerando la natura dei sintomi o degli episodi manifestati, le motivazioni che hanno spinto a determinati comportamenti o che hanno bloccato la persona, e rintracciare in tal modo trovare il motivo della divergenza tra il contesto e la persona che vive in esso.

Il ruolo di uno psicologo o di uno psicoterapeuta dovrebbe ruotare intorno la funzione di Orizzonte di quadro generale, complesso di fatti e situazioni. Quando un addetto ai lavori ha chiara questa funzione, può definire il quadro generale in cui la persona si trova e distinguere i fatti e le situazioni che comportano difficoltà alla persona perché riesca ad esprimersi all’interno del contesto sociale di riferimento.

Sembra tutto abbastanza lapalissiano, ma non è affatto scontato. La differenza è data dal “come” si delinea il quadro generale e si definisco fatti e situazioni. È necessario fare attenzione a ciò che la persona racconta. La soggettività che la persona manifesta nell’uso di determinate parole anziché altre, il significato che assegna a ciascuna, l’emotività, le emozioni che manifesta: bisogna chiedersi perché, quali sono le motivazioni che muovono un determinato comportamento che costellano un determinato atteggiamento. Tutto ciò è definito dalle parole che la persona utilizza. 

Dopo che il terapeuta ha chiare le funzioni di Orizzonte (ampiezza e forma delle conoscenze, delle aspirazioni e delle idee, limite da raggiungere o raggiunto), di Limite (confine, barriera, grado ultimo, linea estrema, confine possibile) e di Obiettivo (scopo da raggiungere, con i mezzi per farlo) può riscontrare se e come sono chiare alla persona. In questo modo è possibile rintracciare le difficoltà che sono emerse; per affrontarle però (questo è un passo successivo) va acquisita l’origine, la provenienza che si ottiene come detto pocanzi attraverso i significati soggettivi che la persona può addurre alle parole usate, con l’aggiunta dei significati etimologici ed oggettivi di queste ultime. Considerare i significati etimologici delle parole permette di rintracciare quella parte della personalità descrivibile dalla parola considerata. Chiarire quale parte della personalità ha bisogno di elaborazione e riflessione, comparando il significato soggettivo ed oggettivo è una modalità ottimale sia per capire le difficoltà della persona, sia per suggerire riflessioni per affrontarle. 

Condividere delle riflessioni sulla società attuale, andare verso la direzione cui tende può aiutare ad affrontare queste dinamiche. La società in cui la persona trova difficoltà d’espressione è la stessa in cui vive il terapeuta, quindi riflettere e comprendere le continue evoluzioni non può che tornare utile. Sebbene ogni individuo porti nel setting una dinamica differente, conoscere il quadro generale, i fatti, le situazioni porta ad avere un’ampiezza di conoscenze generali che possono essere contestualizzate, per rispondere alle diverse esigenze che ogni persona presenta.

Riflettere su cosa una persona possa aspettarsi o meno dal futuro, “cosa vede all’orizzonte” ed anche cosa il futuro può proporre, quindi, non solo faciliterà il lavoro terapeutico, ma è propedeutico anche per il terapeuta stesso. Anche il terapeuta ha sogni, aspirazioni, deve aver presente i confini d’azione (non solo della terapia, ma in tutti i campi), anch’egli si domanderà cosa può esserci all’orizzonte, bisogna quindi dare delle risposte.

Attualmente possiamo constatare come il pianeta Terra sia stato sfruttato, come lo sia tuttora e come si tenti, con passo claudicante di correre ai ripari, dopo decenni di non curanza; la violenza verbale, fisica e sessuale a cui le donne sono tutt’oggi soggette, ma anche ad una disparità economica, professionale, sociale che si è tentato di ridurre, goffamente, introducendo le “quote rosa”; il razzismo, la xenofobia, l’omofobia e l’indifferenza che le alimenta; l’ economia capitalista basata sull’interesse del singolo prima dei cittadini, l’aumento del debito pubblico oppure sulla pressione fiscale, rivalità tra stati in molti campi che propongono un futuro alquanto instabile; la politica lontana dalla cittadinanza e da uno sviluppo sostenibile; la demagogia ed il populismo, che smuovono le pance delle persone ma non prevedono concreti provvedimenti che migliorino le condizioni sociali ed economiche; una sempre più crescente ed innovativa tecnologia che comporta per molti una difficoltà a stare al passo con i tempi; l’investimento sull’istruzione, che invece di essere al primo posto, sembra essere considerata sempre meno fondante.

Per riflettere sulle difficoltà che la persona incontra nel suo processo di vita è probabilmente utile prendere in considerazione solo il suddetto elenco di condizioni sfavorevoli, tralasciando ogni tipo di considerazione favorevole in quanto queste possono rappresentare un orizzonte chiaro, colmo di opportunità.

È possibile riflettere su quale orizzonte può scrutare dinnanzi a sé una donna in condizioni economiche e sociali potenzialmente sfavorevoli: come può conseguire i propri obiettivi, alimentare le proprie ambizioni, se ha una “spada di Damocle” rappresentata dal timore che possa essere oggetto di violenza d’ogni tipo? Una spada di Damocle è presente anche sulle teste di chi subisce pregiudizi raziali, xenofobi e l’omofobici.

In Italia, inoltre, da alcuni lustri si sta prefigurando un nuovo quadro sociale: stiamo avendo a che fare con una parte della popolazione giovanile che ha origine da genitori non italiani che però vivono, percepiscono, assorbono, crescono con “l’italianità”. Possono non avere il colore della pelle bianco, possono professare una religione diversa da quella cattolica e se interrogati rispondono di essere italiani. Una canzone del cantante italiano Ghali, nato a Milano da genitori tunisini, dal titolo “Cara Italia”, nel ritornello testimonia questo fenomeno: “quando mi dicon va’a casa, rispondo sono già qua”, riuscendo a sintetizzare bene una questione che non ha attualmente una soluzione: c’è chi si ritiene (a ragione) italiano e chi (a torto) non lo tollera, ma di fatto ci sono giovani che si sentono italiani (e che lo sono a tutti gli effetti) senza una carta d’identità. La mancanza di identità può comportare smarrimento ma anche rabbia perché non si viene riconosciuti come persone. Quale prospettiva può avere, cosa può covare, cosa vede all’orizzonte un giovane o una giovane nato o cresciuto in Italia a cui viene continuamente sottolineato di “non essere italiano”?

La stessa domanda si può porre per  gli omosessuali. Come possono vivere in un contesto sociale con l’ombra d’essere sempre considerati dei diversi? Stigmatizzati per il loro orientamento sessuale come se fosse l’unico aspetto rilevante della loro persona. Per citare un film del 2009 di Umberto Carteni con protagonista Luca Argentero, “diverso da chi”?

Un certo timore su un orizzonte poco chiaro si può comprendere se si prende atto dello sfruttamento sfrenato del pianeta, o delle continue rivalità tra Stati per affermare una supremazia che stride fortemente con la democrazia che essi stessi sostengono (magari ostentano). Se si ritiene che i politici tengano solo al consenso e non prendano provvedimenti concreti per migliorare le condizioni del paese, anzi propongono un’economia che si basa sul debito pubblico che non tiene conto di fare investimenti per il futuro, cosa può prefigurarsi all’orizzonte?

Quest’ ultima riflessione rischia di rimane eterea se non si riporta alla persona. Bisogna considerare che di fronte ad una prospettiva del genere si può avere un orizzonte offuscato e poco chiaro, che non presenta obiettivi chiari oppure che si abbiano difficoltà a raggiungerli. 

Tutto ciò influenza sul quotidiano, “le piccole cose”: la persona è portata a bloccarsi e non riuscire ad andare avanti nelle questioni che riguardano la propria vita sociale, famigliare, intima e professionale, data dalla difficoltà di tenere il passo con i tempi che cambiano con la società che si evolve tecnologicamente; non sempre si riesce a coniugarsi con un mondo che ha una sua velocità. Ecco perché è fondamentale conoscere il contesto in cui si vive e come viene percepito soggettivamente, dalla singola persona.

L’incertezza che si ci può prefigurare all’orizzonte può riguardare anche la scuola e l’istruzione e la cultura più in generale. La dispersione scolastica può essere accompagnata ad un orizzonte anche in questo caso “grigio”; una volta concluso il percorso scolastico, non avendo chiare le possibilità da percorrere per costruirsi un futuro, gli studenti preferiscono non concludere la scolarizzazione, in quanto possono ritenere che non ci sia differenza tra un futuro con un titolo di studio ed uno senza.

All’orizzonte si propone pertanto che presenta un livello medio di istruzione sempre più basso. Avere poca cultura non significa solamente avere un basso livello di conoscenze, competenze e tecniche, ma anche non avere abbastanza cura di se stessi. La parola cultura ha origine dal termine coltivare, avere cura[4]: poca cultura è sinonimo di poca cura della propria persona. La cultura ci rende consapevoli del fatto che non soltanto il corpo, attraverso alimentazione sana ed attività fisica, ma anche la mente va tenuta “in forma”, attraverso l’ascolto delle proprie necessità.

Ogni individuo nel percorso della propria vita si porrà sempre degli obiettivi da raggiungere, avrà a che fare con confini che potrà (o vorrà) o meno valicare,  avrà aspirazioni, idee e conoscenze; si confronterà con i contesti di vita in cui è partecipe, costruirà un quadro generale di fatti e situazioni; guarderà l’orizzonte e farà le sue valutazioni e successivamente reperirà i mezzi per ottenere ciò che desidera.

Oggi giorno in piena pandemia da covid-19 è ancora più urgente la necessità di porre una riflessione: cosa si osserva quando si mira l’orizzonte, cosa riserva il futuro? Tra chiusure dei servizi più o meno severe, che si alternano a semi – riaperture, tra chi preferirebbe che tutti gli esercenti tornassero operativi e chi vorrebbe un secondo lockdown, tra la necessità di salvaguardare la salute, ma anche non compromettere l’economia, c’è il singolo individuo che nel frastuono generale deve modificare le proprie strategie e reperire nuovi mezzi per guardare dentro di sé e capire come giungere ai propri obiettivi. Ma quando i limiti cambiano repentinamente per via delle condizioni sociali più o meno coercitive, diventa complicato muoversi agevolmente e l’incertezza può spazientire a tal punto che si può decidere di non abbracciare le regole. Questo oltre al rischio di contagio, comporta il dilatarsi di una finestra temporale in cui la situazione sanitaria resterà emergenziale ed il conseguente sorgere di un circolo vizioso: non rispettando sempre le regole, il virus non cesserà presto di circolare ed aumenterà il tempo delle restrizioni, aumentando il tempo delle restrizioni, non vengono rispettate le norme ed il virus non cesserà di circolare.

Mai come ora è importante, fondamentale per sé e per gli altri scrutare l’orizzonte, guardare il punto di confine tra cielo e mare o cielo e terra e riflettere su ciò che si è e cosa si è raggiunto. Ragionare sulle proprie mosse ed effettuare una valutazione profonda di se stessi ed mondo circostante. Molte persone non riescono a farlo per i motivi su esplicitati, ma possono essere supportate. Attraverso le funzioni di Obiettivo, Limite e di Orizzonte, è possibile accompagnare la persona a riflettere su quali scopi prefissarsi, quali siano le proprie aspirazioni, quali i mezzi per raggiungerli, cosa è possibile fare e qual è il confine da non valicare. Dalle nostre singole scelte, dipenderà la possibilità o meno di continuare a scrutare l’orizzonte.

BIBLIOGRAFIA

Cortelazzo M., Cortelazzo M. A., (a cura di), L’Etimologico Minore, Bologna,  Zanichelli, 2017.

SITOGRAFIA

http://www.educational.rai.it/lemma/testi/cultura/cultura.htm.

https://www.etimo.it/?cmd=id&id=4931&md=0512325fe5f39384de96bcf7fc7d7dc2.

ABSTRACT

Dal significato etimologico delle parole Orizzonte, Limite ed Obiettivo si possono ottenere descrizioni di parti della nostra personalità. Conoscere questi significati può aiutare la persona che si trova in difficoltà a percorrere il proprio processo di individuazione. Ogni individuo scruta l’orizzonte e si pone riflessioni; i significati oggettivi e soggettivi delle parole che le raccontano agevolano la comprensione di se stessi.

Orizzonte, Limite, Obiettivi, Scuola, Cultura, Donna, Omosessualità, Covid-19.

 

Descriptions of parts of our personality can be obtained from the etymological meaning of the words Horizon, Limit and Objective. Knowing these meanings can help the person who is having difficulty going through his or her individuation process. Each individual scrutinizes the horizon and reflects upon himself; the objective and subjective meanings of the words that tell them facilitate the understanding of oneself.

Horizon, Limit, Targets, School, Culture, Woman, Homosexuality, Covid-19.

Il Dott. Silvi Mike è psicologo e psicoterapeuta in formazione ad orientamento dinamico – archetipico. Ha compiuto il percorso di studi universitari presso l’Università degli Studi dell’Aquila, conseguendo, nel 2011, la Laurea Triennale di primo livello in Scienze Psicologiche Applicate, con tesi di laurea: “L’immaginario del paterno”. Nel 2014 ha conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Applicata, Clinica e della Salute, corso di Clinica e  Dinamica, con tesi di laurea: “La fenomenologia delle opere di Paolo Villaggio”. Dal 2014 gestisce in libera professione attività ludiche e ricreative per bambini di scuola d’infanzia e primaria nella città di L’Aquila, attività che gli ha permesso di sviluppare competenze relazionali spendibili professionalmente. Dal 2017 svolge la professione di psicologo ed è iscritto presso l’Albo degli Psicologi d’Abruzzo; dallo stesso anno frequenta la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Archetipica “Atanor”.

Dr. Silvi Mike is a psychologist and psychotherapist in training with dynamic – archetypal orientation. He has completed his university career at the University of L’Aquila, obtaining, in 2011, a yhree-year degree in Applied Psychological Sciences, with a thesis entitled: “The Imaginary of the paternal”. In 2014 he obtained the Master’s Degree in Applied Psychology, Clinical and Health, Clinical and Dynamic course, with a thesis entitled: “The phenomenology of Paolo Villaggio’s works”. Since 2014, he has been managing freely fun and recreational activities for kindergarten and primary-school children in the city of L’Aquila, an activity that allowed him to develop professionally expendable relational skills. Since 2017 he has been working as a psychologist and is registered in the Abruzzi Association of Psychologists register; from the same year he has attended the School of Specialization in Archetypal Psychotherapy “Atanor”.






[1]  Cortelazzo M., Cortelazzo M. A., (a cura di), L’Etimologico Minore, Bologna,  Zanichelli, 2017, p. 840.

[2] Ibidem p. 676.

[3] Cfr. Ibidem p. 814.

[4] http://www.educational.rai.it/lemma/testi/cultura/cultura.htm  https://www.etimo.it/cmd=id&id=4931&md=0512325fe5f39384de96bcf7fc7d7dc2

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L'autore
Mike Silvi