Quando il tempo spegne la fiamma dell’amore…
Quando il tempo spegne la fiamma dell’amore…

Articolo apparso su “Corriere della Sera”, 15 luglio 1988

La nuova legge sulla violenza sessuale, recentemente approvata, sembra un tentativo di mettere ordine in una situazione di per sé problematica. In particolar modo dobbiamo prendere atto di una doppia regolamentazione della questione poiché viene distinta una violenza sessuale agita fuori del matrimonio da una che, invece, accade all’interno della coppia.

            Ritengo che per comprendere il problema bisognerebbe primariamente chiarire un equivoco. Quando noi parliamo di violenza sessuale generalmente ci riferiamo, in modo del tutto superficiale, alle sue forme più evidenti, alle modalità più esecrabili che generano ovviamente una reazione comune, quindi collettiva, di profonda indignazione. 

            Bisogna anche dire però che queste vicende, così eclatanti, rappresentano una scarsissima percentuale rispetto ad altre forme di violenza sessuale che ad un livello psicologico possono essere definite tali senza per questo averne l’apparenza. 

            È lecito cioè pensare che certe forme di violenza vengano misconosciute e negate perché il prenderne atto significherebbe riconoscere in esse le proprie modalità di comportamento. Ma il problema è proprio questo. Le situazioni limite si discostano dalla realtà quotidiana, per cui è alquanto facile esecrarle, mostrando quello sdegno che, terminata la reazione emotiva, cessa ogni eco nella nostra interiorità. 

            Quanto ci appartiene, invece, è meno visibile all’esterno, meno evidente e si cela dietro fatti ed eventi che si riferiscono alla vita di tutti i giorni. Il matrimonio ha tante regole e leggi che lo proteggono in quanto è intrinsecamente debole. La verità che non dovremmo stancarci di affermare è che due persone possono vivere insieme soltanto perché si amano. Se non c’è amore allora si profila l’inferno e le norme servono proprio a salvaguardarsi da questo pericolo. 

            In genere la donna viene maggiormente protetta dalle leggi esistente perché da un punto di vista sociale gode ancor oggi di minori vantaggi. Un gran numero di coppie vive una situazione nella quale i sentimenti e l’attrazione sessuale con il tempo vengono meno, per cui il rapporto sessuale non viene desiderato ma subìto da uno dei partner. 

            Anche in questo caso la donna è quella che generalmente subisce il rapporto, ma non è così infrequente che il maschio sia costretto a fare l’amore pur non desiderandolo. Vorrei far notare che, al di là delle apparenze, da un punto di vista psicologico questa è la vera violenza sessuale. 

            Ognuno di noi sa cosa significhi subire un rapporto amoroso quando si è spenta la motivazione, la tenerezza e il desiderio di unirsi all’altro. In questi casi, che rappresentano la stragrande maggioranza, si capisce che la legge non può essere invocata perché esiste una vita psichica intima all’individuo per la quale la verità e l’esperienza non sono oggettivabili né comunicabili. 

            Quando ci si sposa i due partner hanno raggiunto una maturità psicologica che non può essere considerata statica, ma sempre dinamica. Ipotizziamo che la coppia abbia aspettative e desideri comuni, ammettiamo che essa sia espressione di un amore profondo. Ma il tempo scorre e non è per niente ovvio che la maturazione delle due persone debba seguire la stessa processualità con medesimi ritmi di sviluppo.

La pratica clinica conferma fatalmente che dopo un po’ di tempo la coppia è formata da due estranei che convivono soltanto perché esistono delle difficoltà, in genere economiche, a realizzare la separazione. Questo non significa che i due nutrano sentimenti di odio. Soltanto non hanno più interesse l’uno per l’altro. 

            Sono del parere che proprio in queste situazioni, basate su motivi estrinseci e non su quelli che invece dovrebbero fondare l’unione tra due persone, si verifichino reali violenze sessuali. Subire un rapporto, perché non si può dire di no, perché si ha pietà per l’altro, è psicologicamente devastante. 

            Di questi eventi non si parla mai, come se fosse molto più comodo parlare di giovinastri che un coltello in mano violentano una ragazza. Questi episodi, se pur esecrabili e violenti, rappresentano una parte trascurabile del vero problema della violenza sessuale. Si preferisce parlare, magari con enfasi, di questi fatti perché sono, in fondo, i meno pericolosi. Il carcere infatti permette di affrontarli e quindi di controllarli, mentre prendere coscientemente atto degli altri significherebbe minare la società alle sue fondamenta. 

ALDO CAROTENUTO

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L'autore
Aldo Carotenuto
Aldo Carotenuto (1933-2005) Ha insegnato Psicologia della Personalità e delle Differenze Individuali all'Università di Roma