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Se gli uomini fossero più simili alle donne…

Articolo uscito su Il Mattino, 21/02/2000

Le modalità espressive dell’amore sono innumerevoli e lo stesso dicasi per gli oggetti – persone, animali o cose – sui quali riversiamo tutto il nostro sentimento. Le diverse forme in cui l’amore si esprime non solo variano da persona a persona ma, addirittura, possono configurarsi in maniera differente all’interno della dimensione maschile e femminile. Spesso sentiamo dire che le donne amano in un modo del tutto particolare, caratterizzato da una dedizione assoluta e da uno spiccato spirito di sacrificio. Senza nulla togliere alla sensibilità maschile, è doveroso ammettere che nel cuore delle donne l’amore occupa un posto molto speciale. Per la felicità delle persone amate, una donna è davvero pronta a tutto, persino al sacrificio di sé. Il sentimento amoroso al femminile si configura anzitutto come un dare incondizionato, come un adoperarsi senza tregua per la serenità e il benessere dell’altro. Per molti anni, la donna ha vissuto in una condizione di altruismo esasperato, che l’ha tra l’altro condotto a mettere sé stessa in secondo piano, anteponendo i bisogni del partner o dei figli, ad esempio, ai propri. Ma vivendo oggi in un’era ove il valore preponderante dell’esistenza sembra essere quello del rispetto e del culto della propria persona, a dispetto di quanti ci chiedono di abdicare a noi stessi scegliendo una vita di rinunce, le donne si trovano a dover fare i conti con uno spirito di sacrificio sempre più scomodo e obsoleto. Così – e aggiungerei, per fortuna – la donna ama nel modo che ritiene più giusto per lei, più vicino al suo modo di essere, ai suoi desideri e necessità. 

E in questo susseguirsi di sentimenti e di emozioni, non solo non sembra ossessionata dalla sessualità, ma cerca di vivere questo aspetto dell’esistenza nel modo più spontaneo e autentico possibile. Da questo punto di vista, l’uomo si trova collocato qualche passo indietro, imprigionato talvolta nella convinzione che amore sia soprattutto sinonimo di sesso. Il problema è che questo genere di vedute possono complicare moltissimo i rapporti tra uomo e donna, innescando dinamiche silenziose che portano a incomprensioni e allontanamenti. Su questi aspetti riflette anche Germaine Greer nel suo recente La donna intera (Mondadori, 2000), giungendo ad osservare che se gli uomini fossero più simili alle donne queste, probabilmente, sentirebbero un maggiore interesse sessuale nei loro confronti. 

E a tal proposito è importante anche considerare che l’interesse sessuale, pur essendo costituito da una molteplicità di elementi davvero sorprendente, è soprattutto energia presente in ognuno di noi, un’energia che deve gioco-forza, se non manifestarsi, almeno esprimersi. Si tratta però di una eventualità più facilmente descrivibile che attuabile, giacché quando c’è di mezzo la nostra sessualità entrano in gioco anche i moralismi, i tabù e persino la legge. 

E così, tornando al ritrovato bisogno da parte delle donne di vivere la loro dimensione amorosa secondo i parametri della spontaneità e della libertà più assolute, questo bisogno potrà anche orientarsi verso una scelta di tipo omosessuale. Velata e camuffata dalla proverbiale amicizia che può unire una donna a un’altra donna, il lesbismo non è altro che una modalità attraverso cui vivere il sentimento amoroso ed esprimere la propria sessualità.

Dell’omosessualità si è detto tutto, più che altro nello strano intento di svelare il misterioso fattore che condurrebbe verso scelte così poco «ortodosse». E persino in questo momento storico, in cui dovremmo aver capito che la sessualità è priva di una specifica identità di genere, la scelta omosessuale continua a far parlare di sé. 

Le ricerche scientifiche e le indagini statistiche finalizzate a evidenziare la componente genetica dell’omosessualità si susseguono ormai da anni ma, di fatto, i loro risultati non possono essere giudicati esaustivi. La scelta omosessuale, proprio come quella eterosessuale, è motivata anzitutto dal fondamentale bisogno di un rapporto, dalla necessità di condividere l’esistenza con un altro essere umano che sappia capirci e amarci semplicemente per ciò che siamo. 

ALDO CAROTENUTO

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L'autore
Aldo Carotenuto
Aldo Carotenuto (1933-2005) Ha insegnato Psicologia della Personalità e delle Differenze Individuali all'Università di Roma