Il viaggio dell’Eroe tra insidie, trabocchetti e la riconquista del Tesoro

Il viaggio dell’Eroe tra insidie, trabocchetti e la riconquista del Tesoro (SECONDA PARTE)

                                     Virginia Salles, Roma

 

Soggiogati da Matrix

All’inizio della sua storia l’Eroe, appare rappresentato da un personaggio anonimo, incolore, che vive nel suo mondo ordinario. In Matrix, film cult dei fratelli Wachowski,il personaggio principale, Neo (Keanu Reeves), all’inizio della storia è un semplice impiegato di una multinazionale, ma dentro di sé  sente che la vita che sta vivendo non gli appartiene e sa che deve esserci qualcosa di più là fuori… Alla fine del film sarà proprio lui a liberare gli uomini soggiogati da Matrix.

Matrix è considerato un film cult, un fenomeno collettivo, che riassume attraverso immagini di angosciante profondità, le questioni fondamentali e le angosce  che attraversano le storie di Eroi e di gente comune, del pensiero umano e della filosofia.

In un momento drammatico del film, Morpheus  introduce Neo nella sua nuova, desertica realtà.

Neo: “Questa poltrona non è reale?”

Morpheus: “Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale! Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare o vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci… hai vissuto in un mondo fittizio Neo”.

Anche Platone nel celebre mito della caverna, racconta qualcosa di molto simile al concetto espresso dalle parole di Morpheus: dentro la caverna, immobili, costretti a guardare soltanto davanti a loro, uomini incatenati possono vedere solo ombre, ombre che riflettono sulla parete della caverna la sagoma di oggetti che si trovano dietro le loro spalle e sono illuminati da un fuoco ancora più distante. Questi uomini, incatenati dentro la caverna, credono che le ombre rappresentino tutta la realtà.

In un modo o nell’altro, in Matrixo nella caverna di Platone, ciò che viene impedito è la possibilità di accesso a qualcosa di essenziale, per mezzo del quale l’uomo esprime se stesso, la propria Anima, qualcosa attraverso cui l’uomo vive.

L’Eroe è dunque colui che parte per scoprire la verità, che accetta l’avventura e il rischio   e che riesce a trovare una risposta: l’Elisir che vitalizza e porta nuova consapevolezza alla comunità.

Tutto inizia con un “evento traumatico” o semplicemente inaspettato, che scatena una profonda crisi che sconvolge la vita dell’Eroe: l’incontro con una persona speciale, un “innamoramento”, una sfida, una malattia, una delusione, qualcosa di grave da riparare. Evento questo  che costringerà l’Eroe ad abbandonare il suo abituale modo di vivere, a svegliarsi dal suo sonno inconsapevole e ad andare per il mondo alla ricerca di “qualcosa” che dia un significato alla sua vita.

“Ma…”, sostiene Campbell, ottantenne, in una intervista a Michael Toms[7],  “…per chi ha ricevuto la chiamata e sente che c’è un’avventura, ma non la segue e rimane invece nella società in cui vive da sempre, perché sicura, la vita si rinsecchisce”. E ancora: “questa sensazione spesso arriva oltre la mezza età, quando si sa che si è arrivati in cima alla scala, ma ci si accorge, ormai tardi, che la scala è sempre stata appoggiata al muro sbagliato”. L’invito di Campbell resta sempre lo stesso: “se si ha il coraggio di rischiare, allora la vita, in qualche modo, si apre e ti viene incontro”. Come ci ricorda Bob Walter in Finding Joe, il film documentario di Isaac Sprintis: “la cosa più importante che il mito dell’Eroe ci insegna è di andare oltre ciò che noi percepiamo essere i limiti delle nostre possibilità”. E, aggiungerei, anche delle nostre percezioni.

Per portare a termine la sua impresa, l’Eroe ha bisogno di aiuto, di un mentore che lo accompagni e lo sostenga (i famosi archetipi del Mago o del Vecchio saggio, il Virgilio di Dante). Il rapporto tra l’Eroe e il suo mentore è  ricco di significati simbolici che richiamano il rapporto tra genitore e figlio, tra Dio e l’uomo; nei tempi moderni il rapporto tra lo sportivo e il suo coach, tra il paziente e l’analista.

 

La grande sfida

Il compito del mentore è quello di preparare l’Eroe ad affrontare le sfide che lo attendono, le  sue paure più grandie di fargli conoscere gli strumenti a sua disposizione, ma non potrà mai affrontare lui stesso le sfide destinate all’Eroe, il quale deve percorrere da solo la sua via.Jung sostiene che“…l’esperienza dell’inconscio ci isola, cosa che molti non possono sopportare, sebbene essere soli con il sia l’esperienza umana più alta e decisiva…”, e, ci ammonisce ancora Jung,  dobbiamo essere soli per fare esperienza di ciò che ci potrà sorreggere, quando non saremo più in grado di sorreggerci da soli. Soltanto questo vissuto ci può dare una base indistruttibile. Marie Louise von Franz considera la potenzialità interiore di crescita qualcosa di pericoloso, in quanto se non l’accettiamo e non la dispieghiamo, essa ci può distruggere. Per la Von Franz non c’è altra strada, è un destino ineluttabile.

Quando l’Eroe ha deciso di partire e lascia il suo mondo ordinario, tutta la conoscenza alla quale potrà accedere e tutto il potere che ne consegue, gli si presentano sotto forma di prove da superare. Per accedere al Mondo Straordinario, l’Eroe deve superare il più spaventoso Guardiano della Soglia, una specie di mostro o di ostacolo che deve essere aggirato, vinto o ingannato. È una prova importante che richiede di entrare in contatto con l’altro sé stessoche si trova nell’Ombra, l’Oscuro, l’apparentemente incomprensibile, il Male stesso. Questo momento rappresenta una sorta di giro di boa della storia, un punto di non ritorno nel viaggio dell’Eroe. Nella saga del Signore degli Anelli, attraverso  questa prova Frodo e Sam accedono alle terre dominate  dall’Oscuro Signore Sauron.

Questo incontro con l’Ombra, vera e propria prova di coraggio, apre le porte aprove sempre più dure ed a pericoli sempre più grandi fino alla soglia della “caverna più profonda”. Nel caso di Matrix, è questo il momento nel quale Neo, il nostro Eroe, prende la pillola rossa e sceglie la via della  verità, accetta di affrontare nuove sfide, nuove scoperte, nuovi alleati e nuovi nemici.

Morpheus: “Matrix è ovunque, è il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità”.

Neo: “Quale verità?”

Morpheus: “Che tu sei uno schiavo, Neo, come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente! È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai in quello che vorrai; pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio”.

Proseguendo avanti attraverso “lacaverna più profonda”, il nostro Eroe si trova ad affrontare la prova  più difficile,  la più importante di tutte: il confronto conla Morte e, questa volta, non c’è sapere o potere che lo possano rassicurare. La metafora di ciò che succede è un  salto nel vuoto, senza rete di protezione: morire,rinunciare a tutto se stesso, così come credeva di essere fino a quel momentoe poi accorgersi di essere ancora vivo.La posta in gioco è immensa, se accetta di morire a se stesso, l’eroe entrerà in un nuovo mondo, in una nuova dimensione esistenziale, consapevole della propria immortalità. Come raccontano i miti, spesso l’Eroe rischia davvero di morire, o addirittura muore, una morte che è pura trasformazione, per poi rinascere più saggio e più vivo che mai. E’ la morte dell’ego, descritta così da Ken Wilber:“È come se si svegliasse da un lungo sonno confuso per scoprire ciò che sapeva fin dall’inizio: egli, il sé separato, non esiste e il suo vero sé, il Tutto, non è mai nato e mai morirà”[8].

 

 

Il Tesoro

 

Superata questa prova centrale, l’Eroe è finalmente degno di essere definito tale e può appropriarsi della sua giusta ricompensa, che nei miti/religioni/folklore è rappresentata dal Tesoro, dalla Principessa, dalla Spada, simboli di qualcosa di intangibile e di inestimabile valore: una maggiore consapevolezza, la conoscenza di se stesso, la sua maturazione. Lo possiamo chiamare Anima, che secondo Hillman è in un certo modo un libro segreto, la fonte stessa della vita della psiche: ilTesoro che apre le porte al proprio .

Ma ogni trasgressione comporta una punizione e ora il nostro Eroe, superata la prova centrale, deve affrontare le conseguenze dell’aver sfidato le forze oscure e di aver superato un confine. Il cammino di ritorno al collettivo e alla vita ordinaria è irto di pericoli, trabocchetti, tentazioni… e di nuove sfide.

Un classico esempio di scena tratta del mondofantascientifico di Guerre stellari  è la fuga di Luke Skywalker, il leggendario Jedie della Principessa Leila dalla Morte Nera, con i piani per sconfiggere Darth Vader.

La chiamata dell’Eroe, oggi, potrebbe essere considerata l’unica nostra vera possibilità di salvezza, un antidoto alla omologazione, un invito alla ricerca di valori  autentici, a non lasciarsi condizionare da una visione del mondo preconfezionata. Qualcosa come un biglietto di viaggio individuale che potrebbe anche diventare un viaggio collettivo, il cui fine è quello di cogliere la parte più umana di noi stessi, affinché svolga il proprio compito esistenziale.

Ora il nostro Eroe può restituire agli altri ciò che gli è stato donato dalla Vita, può condividere esperienze, elargire saggezza o accompagnare, quando sarà necessario, un aspirante Eroe nel suo travaglio evolutivo.

Neo: “Sono morto, vero?”

Morpheus: “Tutto l’opposto”.

Neo: “Mi fanno male gli occhi”.

Morpheus: “Perché non li hai mai usati”.

 

L’Eroe, rinato, fa finalmente ritorno alla sua vita ordinaria, ma nulla sarà più come prima. Risorgere significa accettare che una parte di sé stessi è morta per sempre ed esprimere nel mondo quell’altro sé stesso, rinato dalle ceneri, più forte e consapevole, ma allo stesso tempo meno rassicurante, scomodo,  esposto a fraintendimenti ed  incomprensioni.

“Purtroppo è così. Dire eroe oggi è dire: infame. E’ dire: ti vuoi distinguere dagli altri, chi ti credi di essere?” scrive Roberto Saviano[9], “…tanto da aver fatto diventare un insopportabile luogo comune la citazione di Brecht dalla Vita di Galileo: “Sventurato quel paese che ha bisogno di eroi”, citata come alibi per evitare ogni gesto unico, importante, raro”.

L’Eroe è colpevole perché punta il dito in direzione delle nostre mancanze, della nostra codardia e mediocrità. Il mondo ha sì, come afferma Saviano, bisogno di Eroi. E’ solo attraverso di loro che possiamo attingere a qualcosa di Nuovo, ad una nuova condizione esistenziale ed entrare in contatto con la nostra dimensione creativa. Uscire dal Deserto e sollevarci dalla logica del profitto e della materialità.

 

ABSTRACT

Il VIAGGIO DELL’EROE

La chiamata dell’eroe, oggi, potrebbe essere considerata l’unica nostra vera possibilità di salvezza, un antidoto alla omologazione, un invito alla ricerca di valori  autentici, a non lasciarci condizionare da una visione del mondo preconfezionata. Qualcosa come un biglietto di viaggio individuale che potrebbe anche diventare un viaggio collettivo, il cui fine è quello di cogliere la parte più umana di noi stessi, affinché assuma il proprio compito esistenziale.

 PAROLE CHIAVE

Viaggio, eroe, il viaggio dell’eroe, processo di individuazione, C.G.Jung, Joseph Campbell, Enrich Neumann, Matrix, Il Signore degli Anelli, Guerre stellari.

ABSTRACT

The call of the hero today could be considered our only real chance of salvation, an antidote to homologation, an invitation to the search for authentic values, not to be conditioned by a pre-packaged vision of the  world.

It could be something like an individual travel ticket that could also become a collective journey, which goal is to capture the most human part of ourselves, so that it takes on its existential task.

Travel, hero, the journey of the hero, process of identifyng, C.G.Jung, Joseph Campbell, Enrich Neumann, Matrix, The Lord of the Rings, Star Wars

 L’AUTORE

 

Virginia Salles, nata a Bahia, Brasile ha studiato psicologia a Roma, dove vive e lavora. Psicoterapeuta individuale e di gruppo, di formazione junghiana è specializzata in psicologia transpersonale e respirazione olotropica con Stanislav Grof. E’ autrice dei libri Agua scuraedito da Di Renzo Editore, 2005; Mondi invisibili. Frontiere della psicologia transpersonaleedito da Alpes Italia srl, 2013; Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà(Alpes Italia, 2015) e  di numerosi articoli sulla psicologia analitica e transpersonale. (sito web: www.virginiasalles.it).

 

Virginia Salles, born in Bahia, Brazil, has study psychology in Rome, where she currently works and studies. An individual, and group, Jungian therapist, she has specialised in transpersonal psycholotherapy, and holotropic breathing with Stanislav Grof. Author of “Agua scura” published by Di Renzo Editore, 2005, “Mondi invisibili. Frontiere della psicologia transpersonale” published by Alpes Italia, 2013, and  “Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà” published by Alpes Italia, 2015, and of numerous articles on anatiytical and transpersonal psychology. (web site: www.virginiasalles.it).

 

[7] Campbell, J., Sulla via del mito. Conversazione con Michael Toms, Edizioni Lindau, Milano, 2017, pag 97

[8]Wilber, K., Oltre i confini, Cittadella editrice, Assisi, 1995, p. 134.

[9]Saviano R., La Repubblica, 8 luglio 2018, pag. 17

 

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