Pontalis Jean-Baptiste

pontalb3Psicoanalista francese, autore nel 1970, con Laplanche, e sotto la direzione di Lagache, di una Enciclopedia della psicoanalisi. Nasce il 15 gennaio 1924 e si laurea in filosofia alla Sorbona con una tesi su Spinoza. È allievo di Jean-Paul Sartre che sarà in seguito suo amico. Vicino alle idee di Lacan per un certo periodo se ne separa e fonda, nel 1970, la Nouvelle Revue de Psychanalyse, nel cui comitato di redazione figurano tra gli altri Didier Anzieu, André Green, Guy Rosolato, Jean Starobinski e Masud R Khan. Durante la stesura della propria autobiografia Sartre gli chiede di fare con lui una psicoanalisi. Pontalis rifiuta. Qualcuno dice: a ragione. Noi possiamo pensare semplicemente che si è trattato di un’occasione perduta.

La psicoanalisi, l’immagine e l’immaginazione

La tesi che la mitologia fondi la coscienza è tesi filosofica, prima che psicologica. È stata ad esempio sostenuta da Schelling. E, tuttavia, a me sembra, che nei quartieri filosofici, per non parlare di quelli teologici, lo statuto dell’immagine appaia alquanto incerto. Ciò vale anche per quanto riguarda la disciplina fondata da Freud. Questo stato di cose è stato denunciato tra gli altri dallo psicoanalista francese Jean-Bertrand Pontalis nel 1990. L’autore fa menzione della reazione negativa di Freud al progetto cinematografico che nel 1925 gli aveva proposto l’allievo Karl Abraham. Freud avrebbe detto in quell’occasione: «Non credo che sia possibile presentare le nostre astrazioni in forma plastica». Pontalis parla di una critica radicale portata dalla psicoanalisi nei confronti dell’immagine che troverebbe sostegno in Freud e Lacan. Soprattutto nell’ultimo Freud, sostiene Pontalis, che fa riferimento allo scritto su Mosè «nel quale la proibizione di raffigurare Dio viene considerata la condizione necessaria per il progresso della vita dello spirito».
(Tratto da G. Antonelli, Origini del fare analisi)

pontalb1Il sogno non mi trasporta in un altro mondo, esso pensa e mi pensa. Il suo pensiero è altro da quello che chiamiamo pensiero perché è un pensiero che non sa di pensare!
… la mia irritazione quando i pazienti mi parlano del “lavoro” che facciamo insieme. Tutto sommato, preferisco il gioco di Winnicott – ma un gioco che fa soffrire. Dentro di me protesto: no, l’analisi non è un lavoro anche se si suppone che anch’essa renda più liberi!
Qual è allora il mio “strumento di lavoro”? Poco fa ho avuto torto di scrivere: me stesso. No, non si tratta di me stesso, ma di me-altro, quell’io che cessa di essere me, quell’altro che non è identificato.
Se non mi stanco della psicoanalisi, è perché, a suo modo, essa è un luogo di soggiorno nel limbo, in quel regno di mezzo, un regno senza re.

OPERE

pontalb2Dopo Freud, 1965, rééd. 1993, Rizzoli 1968
(con J. Laplanche) Enciclopedia della psicoanalisi, 1970
Tra il sogno e il dolore, 1977, Borla, 1989
L’amore degli inizi, 1986, Borla, 1990
Perdere di vista, 1988, Borla, 1993
La forza d’attrazione, 1990, Laterza, 1992
Un homme disparaît, 1996
Questo tenpo che non passa, 1997, Borla, 1999
Limbo. Un piccolo inferno più dolce, 1998, Cortina, 2000
Finestre, 2000, E/O, 2001
En marge des jours, 2002
Traversée des ombres, 2003
Le dormeur éveillé, 2004
Frère du précédent, 2006
Passé présent, 2007
Elles, 2007

Consultare

Claude Janin, J.-B. Pontalis (Psychanalystes d’aujourd’hui)

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