Fairbairn William R. D. (1889-1964)

fairbab3Psicoanalista scozzese. Analizzato da E. H. Connell, autore di The Significance of the Idea of Death in the Neurotic Mind pubblicato nel 1924 sul British Journal of Medical Psychology. Ernest Jones e Edward Glover lo introducono nella British Psycho-Analytical Society di cui diviene membro nel 1938. Appartiene al cosiddetto gruppo di mezzo (di mezzo tra kleiniani e annafreudiani) insieme a Winnicott, Balint, Payne, Brierley, Sharpe. Gli Psychoanalytical Studies of the Personality sono pubblicati nel 1952 (tradotti in italiano nel 1970). Astrolabio ha edito nel 1992 una raccolta di scritti pubblicati da Fairbarin nel periodo 1952-1963 (Il piacere e l’oggetto).

fairbab1Sarebbe del tutto conforme ai fatti psicologici affermare che il paziente sta realmente cercando la sua “salvezza” (salvezza dagli oggetti interni cattivi, dal suo odio e dalla sua colpa).
Non posso astenermi dal ribadire la mia opinione (e questa volta è soltanto un’opinione) che il trattamento psicoanalitico raggiungesse migliori risultati terapeutici quando la psicoanalisi era più di oggi una sorta di religione, e quando coloro che la praticavano credevano realmente che potesse fornire la risposta a ogni problema umano.

fairbab2Le situazioni raffigurate nei sogni rappresentano relazioni esistenti fra strutture endopsichiche e lo stesso vale per le situazioni raffigurate nelle fantasie diurne.
…la mia opinione che i sogni siano essenzialmente degli short della realtà interna (piuttosto che l’appagamento di desideri).

raynerb1Fairbain va annoverato tra le fila degli “indipendenti”, gli psicoanalisti di mezzo (middle group) tra i seguaci di Melanie Klein e i seguaci di Anna Freud.
Nella sua monografia sugli Indipendenti l’indipendente Eric Rayner analizza tematicamente, tra le altre, le posizioni teoriche e cliniche di Bollas, Bowlby, Michael Balint, Enid Balint, Nina Coltart, Masud Khan, John Klauber, Adam Limentani, Marion Milner, Sylvia Payne, Harold Stewart, Neville Symington, Winnicott.

Fairbairn contro la tecnica del divano nel setting analitico

La tecnica del divano ha l’effetto di imporre al paziente, in modo del tutto arbitrario, una situazione senza alcun dubbio traumatica, intesa chiaramente a riprodurre situazioni traumatiche dell’infanzia.

L’uso del divano non è neutrale o indifferente, l’uso del divano è una difesa dello psicoanalista. Deriva presumibilmente dal desiderio di Freud di non essere guardato. Deriva in senso irriflesso, dal momento che esso non è stato mai prescritto da Freud. In altri termini potremmo affermare che il setting analitico in uso nella psicoanalisi (divano, psicoanalista non suscettibile di essere guardato dal paziente etc.) è un acting out. (G. A.)

Links

Sir William Fairbairn (in inglese)

FAIRBAIRN’S STRUCTURAL THEORY (a cura di Richard L. Rubens) (in inglese)

BIOGRAFIA
John D. Sutherland, Fairbairn’s Journey into the Interior, 1989

Aldo Carotenuto, “William R. D. Fairbairn: La ricerca della relazione”, in Trattato di psicologia della personalità e delle differenze individuali, Milano, Raffaello Cortina, 1991

L’attenzione che Fairbairn accorda agli oggetti cattivi lascia in ombra il ruolo svolto dagli oggetti buoni e dalle relazioni gratificanti, nella misura in cui esse consentono l’instaurarsi di processi di identificazione sana e autentica… parimenti la sua visione della psicopatologia è discutibile nella misura in cui rinvia in modo praticamente esclusivo a relazioni insoddisfacenti con i genitori… Fermi restando questi punti deboli, la teoria di Fairbairn meriterebbe ben altra attenzione di quella attualmente concessale, poiché le relazioni del bambino con le persone esterne e con gli oggetti interni rappresentano uno degli aspetti più significativi dello sviluppo individuale, così come è continuamente provato dall’esperienza clinica.

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