Comprendere la vita

Ran Lahav, Comprendere la vita, 2004 (a cura di Alessandro Uselli)

Attraverso questo libro vengono spiegate le motivazioni per cui la dimensione pratica della filosofia, presente fin dalle sue origini, è stata nel tempo trascurata e viene presentata una riproposizione di questa sua utile ed interessante peculiarità adattandola al contesto storico di oggi e alle sue esigenze.

Gli autori conducono insieme il Seminario aperto di pratiche filosofiche presso l’Università di Venezia, che rappresenta il ritorno alla filosofia come pratica della filosofia, ossia come stile di vita. L’esperienza pur essendo nata da una loro proposta è diventata un’attività in cui il loro peso si è andato progressivamente riducendo. I tempi, le modalità e gli argomenti degli incontri sono infatti progressivamente passati nelle mani dei partecipanti e gli incontri hanno assunto la forma di momenti di vita reale spesso anche esterna al contesto istituzionale.

Il significato dell’esperienza filosofica, afferma Tarca, dipende dal contesto pratico ed esistenziale rappresentato dalla vita concreta di chi fa filosofia, e il principale guadagno di una pratica filosofica consiste nel fatto che i suoi vantaggi sono anche vantaggi per tutti gli altri.

Questo tipo di pratica filosofica differisce da quella delle scuole antiche poiché non ci si riferisce ai dogmi di una scuola particolare, ma alle regole di comunicazione biografico-solidale (proposte da Màdera) che permettono di accostarsi alle diverse scuole filosofiche o dottrine religiose, selezionandole a partire dalle domande e necessità di ciascun percorso di vita. Questa impostazione è chiamata da Màdera “ecumenismo biografico” e non esclude alcuna ortodossia, ma anzi la accoglie se essa riconosce pari dignità di senso ad altre dottrine nelle circostanze di vita di altre persone.

Alle pratiche filosofiche come stile di vita è connaturale, secondo l’autore, la consulenza individuale. Egli sostiene una via alla consulenza (e quindi alla formazione dei consulenti) che integri cinque modi di ricerca: la tradizione filosofica, gli insegnamenti delle tradizioni religiose sulla meditazione e contemplazione, le psicologie del profondo, i metodi della ricerca autobiografica e biografica e le regole della comunicazione biografico-solidale (1. il riferimento all’esperienza biografica è sempre presente. 2. le affermazioni dell’altro sono accolte come espressione del suo sé e delle sue credenze. 3. l’ascolto dell’altro è aperto. 4. ogni modo di vedere diverso può essere offerto come variazione dell’angolo prospettico. 5. la tentazione della distruttività nella contrapposizione confutativa deve essere sospesa e riesaminata autoanaliticamente). In particolare Màdera considera di grande importanza la conoscenza della psicologia del profondo intesa come ricerca biografica di senso e come modo per evitare intellettualizzazioni difensive e idealizzazioni di stati patologici.

“La filosofia è sempre stata un modo di vivere, quel modo di vivere che riceveva la sua impronta dall’amore per la sapienza”. Così esordisce Màdera, ma oggi secondo l’autore la figura del filosofo coincide con quella del professore e la pratica filosofica si riduce all’esercizio dello studio e all’insegnamento dei risultati di tale studio. La filosofia, come viene proposta in questo scritto, rappresenta invece un diverso modo di praticarla che intende rinnovarla ritornando alla sua vocazione originaria in modo che però questa accolga le domande di senso della nostra epoca.

Fin dalle origini la filosofia si è presa cura dell’anima, ne la Repubblica di Platone conoscere l’anima significava conoscere il mondo che l’anima ripresentava, rappresentando e agendo in sé il mondo. È proprio l’originaria cura dell’anima la dimensione irrinunciabile perché una filosofia cerchi di compiere ancora oggi la sua vocazione. Ed è innovando se stessa, nella considerazione attenta della biografia, che la filosofia può ritrovare questa sua vocazione di cura dell’anima. Non c’è nessuna pretesa sostitutiva rispetto alle terapie psicologiche, anzi si tratta di una complessa interazione. La filosofia deve imparare a integrare, per poi differenziare, la ricca esperienza accumulata dalla psicologia. Però, secondo l’autore, la domanda di considerazione e riflessione sulla difficoltà di condurre la propria esistenza confluisce impropriamente nella richiesta psicoterapeutica. Ciò di cui la pratica filosofica deve prendersi cura è la vita nella sua normalità, nella precarietà del suo senso e nell’inconsapevolezza di questa precarietà. Il filosofo deve praticare la sua disciplina sapendo che “ne va dell’esistenza”, ma deve essere in grado di rimandare a una cura specifica le patologie conclamate. La filosofia biografica può essere ricerca di senso se consapevole che la precondizione necessaria è trovarsi in uno stato psichico “normale” che consente di avere relazioni affettive buone, di lavorare, di partecipare alle dinamiche del mondo condiviso e delle sue istituzioni.

“La cura del senso avviene là dove gli eventi suscitati dall’incontro si raccolgono in una narrazione…narrazione che racconta le vicende della ricerca del senso e che, narrandole lo dispiega”. In questo senso Màdera parla di “mitobiografia”.

In questo tipo di filosofia la narrazione terapeutica incontra la ricerca della saggezza.

La pratica filosofica non è un’attività che possa dirsi conclusa una volta raggiunto un qualche risultato, in quanto è una maniera di vivere. In questo possono essere utili gli esercizi spirituali delle scuole filosofiche antiche che hanno tutti lo scopo di mirare “al superamento delle passioni che ci legano alla nostra egoità come centro e criterio dell’esperienza”, sempre comunque sviluppati nel senso di una filosofia biografica proposta dagli autori. Non esiste quindi un itinerario valido per tutti, bisogna valorizzare la differenza individuale piuttosto che l’imitazione di un modello esemplare e per questo devono coesistere e cooperare componenti teoriche e pratiche di diversa origine. Tra le tecniche per formarsi a una disposizione autobiografica e biografica vengono ricordate la scrittura del diario, la scrittura dell’autobiografia e il racconto, importante anche l’attivazione immaginale (immaginazione attiva, disegno, gioco della sabbia).

La pratica ha bisogno di un luogo e di un tempo che esprima simbolicamente le dimensioni individuali e comunitarie, le affinità e le distanze. E’ quindi necessario marcare uno spazio-tempo che sia libero da altre occupazioni o nel quale qualsiasi altra occupazione sia svolta in un’atmosfera pervasa e attenta all’esercizio filosofico. Il momento comunitario può, ad esempio, avere espressione in ritiri di pratica filosofica periodici scanditi attorno alle pratiche del discorso filosofico e degli esercizi, e condotti secondo le regole della comunicazione biografico-solidale.

La filosofia contemporanea, secondo Tarca, ha come esigenza primaria quella di porre una verità filosofica differente da quella incarnata dalla scienza, per questo viene a riproporre a livello filosofico lo studio delle questioni relative all’esistenza umana. Il discorso filosofico torna a porsi il problema della saggezza. Ma contrapponendosi alla dimensione epistemica non deve rifiutare il progetto filosofico che congiunge scienza e sapienza, perché in questo modo produrrebbe un ulteriore aggravamento dei problemi anziché una loro soluzione.

Il contenuto del sapere filosofico deve essere mutevole, avere il carattere della molteplicità, ossia della differenziazione, deve possedere il tratto della finitezza, della determinazione in relazione però alla totalità universale. Deve essere vivo, cioè esistenziale, e in questo senso pienamente personale e morale, e nello stesso tempo totale e integrale.

In quanto personale il discorso filosofico deve essere sempre condotto in prima persona, ossia deve presentarsi essenzialmente come un discorso autobiografico che però deve garantire il suo essere libero rispetto alla contrapposizione nei confronti delle esperienze altrui. Si tratta quindi di una prima persona aperta e plurale. Avviene così la ricongiunzione dei due aspetti dai quali il discorso filosofico si origina, quello epistemico e quello sapienziale. “Il vero compimento dell’autobiografia consiste nella collocazione della propria singola esperienza all’interno di una storia collettiva e addirittura in qualche modo universale, all’interno cioè di quella che possiamo chiamare una mitobiografia”. L’autobiografia universale è quindi onnicentrica in quanto ogni persona è il centro del sistema di riferimento oggettivo, ma riconosce a ogni altro individuo la stessa centralità che attribuisce a sé.

La verità della teoria filosofica, afferma Tarca, dipende dal modo in cui il discorso filosofico si realizza. La pratica filosofica viene così ad accostarsi a quella artistica.

Il darsi della verità filosofica presuppone la costituzione di una comunità filosofica guidata dal principio dell’ “autorealizzazione solidale”, in cui gli individui si rapportano tra loro secondo le regole che incarnano i principi propri della filosofia. La pratica filosofica compiuta consiste in una piena integrazione dell’esistenza personale con la vita comunitaria.

La pratica filosofica viene quindi descritta come la promozione, la valorizzazione e la cura delle “belle persone”. Cura nel senso di terapia ma anche nel senso di aver cura di qualcuno, di aiutarlo a crescere, di esserne responsabile. Le belle persone sono le persone pienamente realizzate, che sanno in primo luogo riconoscere e accettare i propri difetti e che vivono la realizzazione delle altre persone come momento essenziale della propria. “La cura e l’attenzione per il sé vanno di pari passo con la cura e l’attenzione per gli altri e per la società: la filosofia consiste tanto nell’annuncio e nella realizzazione dell’individuo integralmente soddisfatto quanto nella costituzione e nella crescita di società pacifiche e armoniche. Questo è il senso della pratica filosofica”.

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L'autore
Alessandro Uselli
Alessandro Uselli
Specialista in Psicologia clinica e psicoterapeuta. alessandro.uselli@gmail.com