Chertok Léon

Albero analitico di Léon ChertokDi origine bielorussa, studia medicina a Praga.
Diretto in America, si ferma in Francia allo scoppio della seconda guera mondiale e partecipa alla resistenza.
Dal 1948 al 1953 è in analisi con Lacan e in supervisione con Marc Schlumberger e Maurice Bouvet. Non è però ammesso nella Società Psicoanalitica di Parigi.
Negli anni cinquanta è negli Stati Uniti per lavorare in ipnosi con Milton Erickson e in Germania per fare lo stesso con Johannes Heinrich Schultz, l’ideatore del training autogeno.
La sua pratica dell’ipnosi non depone certo a suo favore agli occhi dei lacaniani. Con un breve contributo dedicato al “sommeil hypnotique prolongé” (1954) inizia quella che Léon Chertok ha chiamato la sua traversata solitaria, e anche eretica, durata circa trent’anni, in favore delle ragioni dell’ipnosi. Traversata dichiarata conclusa, quanto alla sua cifra di solitarietà, all’indomani dell’incontro con due lacaniani dissidenti: François Roustang e Octave Mannoni.
Vanno ricordate tra le opere di Chertok L’ipnosi. Teoria-tecnica-pratica, del 1965, La nascita della psicoanalisi. Da Mesmer a Freud, scritto insieme a Raymond de Saussure e pubblicato nel 1973, la raccolta di contributi di autori vari dal titolo Ipnosi e psicoanalisi, del 1987 e, soprattutto, Il cuore e la ragione. L’ipnosi come problema da Lavoisier a Lacan, scritto insieme a Isabelle Stengers e pubblicato nel 1989. In esse la figura di Ferenczi emerge in tutta la sua centralità. Con Granoff e, a suo modo, Lacan, avversario dell’ipnosi nonché didatta di Chertok, questi può a buon diritto essere considerato un antesignano della riscoperta di Ferenczi, riscoperta legata in modo indissolubile all’ipnosi.

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OPERE

Les méthodes psychosomatiques d’accouchement sans douleur, 1957
L’ipnosi, 1959, Ed. Mediterranee 1992 (ed. riveduta e ampliata)
La relaxation: aspects théoriques et pratiques, 1959
L’hypnose, 1965, (ed. riveduta e ampliata, 2006
Féminité & maternité. l’accouchement sans douleur, 1969
L’hypnose avec envoi, 1972
(con Raymond de Saussure) Naissance du psychanalyste. De Mesmer à Freud, Paris,1973 (riedito: Les Empêcheurs de penser en rond, 1997
Le non-savoir des psys, 1979
Actualité de la suggestion, 1983
Résurgence de l’hypnose: une bataille de deux cent ans, 1984
(a cura di), Ipnosi e psicoanalisi, 1987, Armando 1994
(con Isabelle Stengers), Il cuore e la ragione. L’ipnosi come problema da Lavoisier a Lacan, 1989, Feltrinelli, 1991
Ipnosi e suggestione, 1989, Laterza, 1990
(con Isabelle Stengers et Didier Gilles), Mémoires d’un hérétique, Paris, La Découverte, 1990
(con Isabelle Stengers), L’ipnosi, ferita narcisistica, 1990, Guerini e Associati, 1991
L’Hypnose entre la psychanalyse et la biologie, 2006

L’ipnosi, ferita narcisistica

Se gli psicoanalisti rinunciassero a un concetto di inconscio in conflitto con la verità, e che si oppone alla soluzione che è al centro della sofferenza del paziente, perderebbero senza dubbio anche il potere di prolungare indefinitanmente la durata della terapia.
L’influenza suggestiva dello psicoaanalista è ancor più temibile, perché la si tace.
Ferenczi… osò anche chiedere ai suoi colleghi di ammettere che la tecnica delle associazioni libere creata da Freud è una tecnica ipnotica e affermò pubblicamente di non esitare, da parte sua, ad accettare e persino a provocare nei pazienti degli stati di “trance”.
L’ipnosi lascia il terapeuta senza difesa di fronte alla sua perplessità…è dunque una ferita narcisistica…

chertob1Janet descrisse tra l’altro quella che egli definì la “passione sonnambolica” dell’ipnotizzato per l’ipnotizzatore. Questo attaccamento era ben noto ai primi magnetizzatori, come Puységur e Deleuze, ma né Charcot né Bernheim l’avevano riconosciuto per ciò che effettivamente era. Ma Janet, lungi dal fuggire, come Breuer, o dall’invocare, come Freud, un amore rivolto a una “terza persona”, sembra aver pensato che questo attaccamento non abbia nulla di pericoloso … Egli osservò che si trattava di un amore “di tipo tutto particolare”, da descrivere in termini di “bisogno” di amare e di essere amato, di affetto mescolato a timore – insomma di un attaccamento analogo a quello del bambino nei confronti dei genitori. Se Freud ha abbandonato lo strumento ipnotico per l’analisi del transfert, l’abbandono sarebbe secondo loro /Ferenczi e Rank/ solo provvisorio. Esso in effetti raggiungeva al più alto grado quel fine che lo psicoanalista si sforzava di conseguire attraverso il faticoso e complesso lavoro di “rielaborazione”…: la sostituzione dei processi intellettuali coi vissuti affettivi.

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Léon Chertok (in inglese)

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