Sanguanalisi

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 9, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009 – Estratto

Sangue iniziale

C’è qualcosa che da Freud in poi, anche con libidica Freude, non cessa di scorrere verso di noi: è il sangue analitico. Lo fa familiarmente, per canali similincestuosi, miticamente, genitorialmente, parentalmente, matrimonialmente. Anche suicidariamente. E, infine, migratoriamente. Quel sangue ovviamente arriva a Freud da lontano. Il suo nome è: origini del fare analisi. Procede a sua volta da altro sangue, quello che, su istruzione della maga Circe, umbratile figlia del Sole, Odisseo porta ai morti perché, bevendolo, possano accedere alla relazione coi vivi. Nella concezione dei nostri progenitori il sangue veicola il respiro, è thymós, è la sede dell’anima. E l’anima è fatta di soffio, di aria, di vento. Se il sangue veicola la psiche, dunque, psicoanalisi vale sanguanalisi. Detto altrimenti: lo sciogliersi della psiche o nella psiche non è diverso dallo sciogliersi del sangue e attraverso il sangue. Quando bevono sangue, quei morti, sottratti da Ade alla nostra vista, ritornano a respirare e riconoscono Odisseo. Possono però soltanto accedere a una relazione di parole. Un’origine in Ade, secondo giustizia, della talking cure. Ci prova comunque con la madre, Odisseo, ma non può cingerla in un abbraccio. La madre, come gli altri morti, ha voce e parvenza, non corpo. Nel suo corpo sottile, che anche incontriamo nei sogni, non scorre sangue. Di converso è presumibilmente a partire dall’esperienza della morte dell’altro che Eraclito ha parlato dell’anima come anathymìasis, esalazione calda. Quando un corpo muore, infatti, perde il calore che possedeva da vivo. Scelgo allora questa origine per parlare del sangue degli psicoanalisti che sto per evocare come fossi adesso entrato in Ade. Il complesso di Edipo è veramente il nucleo fondante della psicoanalisi e delle comunità psicoanalitiche e non. Il luogo di tutti i piaceri e di tutti i dispiaceri. Padri e madri analisti di figli e figlie analisti, analisti che sposano analiste, analisti che arrivano anche a porre come condizione del matrimonio l’analisi della futura moglie, costellazioni similfamiliari e anche similincestuose che vanno incontro agli intrichi più vari, sangue che entra e fluisce per ogni dove, sangue che disegna labirinti, al modo del sacro fiume del romantico Coleridge il cui corso nessuno può arrestare, sangue che abbandona paesi e continenti per fare transfert con altri paesi e altri continenti, oltremare e oltreoceano.

La storia della psicoanalisi è una vera e propria family romance, una soap opera con padri naturali e putativi, figlie legittime e fratelli rivali, amanti, madri idealizzate e madri cattive. Così racconta il romanzo familiare Otto Rank: una volta c’era la psicoanalisi e la psicoanalisi era figlia di qualcuno. Nasce nel 1881 e ha come legittimo padre Breuer. Breuer ha però tenuto segreta la nascita della sua figlia illegittima (Anna O.) per poi abbandonarla. Impossibile che venga accettata questa bastarda della medicina scientifica e della psicoterapia. È a questo punto che la psicoanalisi, rimasta orfana del legittimo padre, ne trova un altro, putativo: Freud. Un (ri)trovamento gioioso, come dice il nome stesso del (ri)trovatore. Nel frattempo, sullo scellerato padre Breuer se ne dicono di tutti i colori. Anna O. avrebbe avuto una gravidanza immaginaria. Breuer, impaurito dal transfert di lei, avrebbe in fretta e furia fatto i bagagli per andarsene con la moglie a Venezia. In quella città avrebbe concepito con la moglie la figlia Dora. Menzogne si è detto. Voci, comunque. Successivamente si è trattato per il padre putativo (Freud) di far fuori il padre legittimo (Breuer). L’omicidio è consumato nella Traumdeutung, il frutto della elaborazione di un lutto, il più doloroso che secondo Freud possa toccare a un figlio maschio: la morte del padre. In quel libro, che rappresenta il nuovo inizio della psicoanalisi, che ricarica sulle proprie spalle le origini del fare analisi, Breuer non è mai menzionato. In luogo del padre della psicoanalisi (Breuer) c’è il padre (morto) di Freud. Se non fosse per Rank, certo si tratterebbe di un delitto perfetto. Certo è anche che soprattutto Rank era deputato ad accorgersene, dal momento che, con un gioco di prestigio amministrativo, aveva provveduto per tempo a uccidere il nome dell’odiato padre (Rosenfeld).

A un certo punto entrano di scena i figli e i figli vogliono indipendenza. Adler e Jung sono i primi a farcela. Quando, poco più di dieci anni dopo, tocca a Rank, anche il suo Trauma della nascita viene letto come un attentato al complesso d’Edipo. Freud lo interpreta dal punto di vista del padre, Rank dal punto di vista del figlio. La psicoanalisi diventa l’invenzione di un figlio ribelle (Freud) che però finisce col difendere l’autorità del padre. L’autorità, aggiungiamo, di un padre che non c’è. E appunto per questo, per non esserci, massimamente wirkt, fa realtà. La ricerca che Edipo fa a tutti costi della verità gli si ritorce contro, gli strappa la vita, lo dissangua. Quanto alla madre, Freud bambino l’ha vista nuda, Freud adulto non l’ha mai vista cattiva. Die schlechte Mutter hat er nie gesehen. Ha visto, quelle sì, le rivalità dei fratelli (e delle sorelle): Jung e Abraham, Abraham e Ferenczi, Abraham e Rank, Jones e Rank, Jones e Ferenczi, Anna Freud e Rank, Anna Freud e Melanie Klein, Ferenczi e Rank, Rado e Rank, Rado e Reich e via di seguito. Lui stesso si è consumato nelle rivalità coi presunti figli: con Adler, Stekel, Jung, Rank, Ferenczi, Rado etc.. E avrebbe continuato con Abraham, se questi non l’avesse prevenuto morendo. Quanto alla madre del padre putativo, alla sua sessualità, agli umori della sua sessualità, dirò più avanti. Rank che era diventato nel frattempo e per qualche tempo la madre putativa, non riconosciuta, della psicoanalisi sostiene che nessuno degli psicoanalisti ha saputo vedere la propria ferita: una madre sadica spostata su un padre genitale. Ecco il loro Edipo, uno che ignora ciò che lo precede (il preedipico), come in effetti dice anche il mito.

Abstract

La storia della psicoanalisi viene rivisitata in relazione alla sostanza, metafora, mitologia del sangue. Si fa discorso di sette modi con cui il sangue analitico viene trasmesso di generazione in generazione. Primo, il sangue iniziale, il racconto, familiare, delle origini della psicoanalisi. Secondo, il sangue singolo: gli analisti che non derivano da altri analisti, cioè gli analisti non analizzati. Terzo, il sangue duplice: le coniunctiones tra analisti. Quarto, il sangue quadruplice: gli intrichi delle relazioni analitiche. Quinto, il sangue suicida: analisti che si sono tolti la vita. Sesto, il sangue migrante: analisti che vanno oltremare e oltreoceano. Settimo, il sangue beato: la destinazione finale del sangue analitico, la volontà di creare una nuova progenie.

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L'autore
Giorgio Antonelli
Giorgio Antonelli