Pentesilea depone l’arco. L’emergenza del femminile nella comunicazione

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007 – Estratto

Il femminile avanza

La Parola (logos) perde terreno quindi, si depotenzia a favore di un’altra modalità di espressione: l’Immagine. Molto più potente di ogni discorso razionale il linguaggio immaginale è per eccellenza il linguaggio dell’Anima (eros). In ambito religioso, per esempio, è sempre l’immagine più che la vera dottrina a creare il potere evocativo e persuasivo di una religione. Per quanto possiamo interpretare metaforicamente o anche simbolicamente ogni immagine, viviamo e “respiriamo” nell’atmosfera da queste evocata e “impregnata”.

Dalla bocca/orecchio la verità ora sta davanti agli occhi e tutt’intorno a noi, non più nelle parole. Immagini dentro e immagini fuori di noi, danza e scenario. Il nostro sguardo, come quello di un bambino, inizia a cogliere tutto quello che può essere visto e non solo quello che siamo autorizzati a vedere: Corpo, Natura, Mistero. Anima. Il femminile avanza, attenuando la forza delle parole sulla coscienza, la forza di tutti su ognuno, sovrapponendosi al maschile.

Secondo Richard Tarnas l’esaltazione dell’ego razionale “freddamente cosciente di sé e radicalmente separato da una natura esteriore disincantata” ha determinato l’evoluzione della cultura occidentale e gran parte dei conflitti e instabilità della nostra epoca, instabilità che, nel momento attuale, sta raggiungendo il suo climax. Tarnas ritiene che la crisi dell’uomo moderno sia una crisi essenzialmente “maschile”, crisi che si sta avviando verso una soluzione attraverso la straordinaria emergenza del principio femminile nella nostra cultura.

Il femminile avanza, dando voce alle cose mute, offrendo luce a ciò che prima sembrava invisibile… Ogni donna (e ogni uomo) che siano in armonia con la propria essenza femminile, cosi come ogni neonato, sono rivoluzionari potenziali.

“Per ottenere la reintegrazione del femminile represso” scrive Tarnas “la mente occidentale dovrebbe aprirsi a una realtà la cui natura potrebbe disintegrare le sue più radicate certezze su se stessa e sul mondo. In questo consiste il vero atto di eroismo. Adesso è necessario oltrepassare la soglia che esige un coraggioso atto di fede, d’immaginazione, di fiducia in una realtà più ampia e più complessa”. Jung aveva profetizzato questo cambiamento epocale della psiche contemporanea: la coniunctio oppositorum tra il principio maschile dominante e quello femminile che viene sempre di più affermando la propria ascesa.

Nell’ottica femminile la coscienza è il richiamo verso noi stessi, per diventare quello che potenzialmente siamo e “partecipare adeguatamente” al mondo in cui viviamo. La voce femminile è la voce “dell’anima”, e “buono” per l’anima è tutto ciò che sta dalla parte della vita, che la protegge e la incoraggia, “maligno” è quello che la opprime, la trattiene e la soffoca. Il principio femminile emerge fra le pieghe di un volto triste o accigliato, nel lampo degli occhi, in un sorriso sfuggente. Il principio femminile emerge nel linguaggio “corporeo” e “immaginale”, emerge ogni volta che riusciamo a scorgere ciò che sta “sotto” o al di là della parola, ogni volta che ci apriamo alla comunicazione autentica e alla relazione.

“Erra come un folle d’amore con coloro che sono perduti d’amore…”. Per Galimberti sono gli amanti i veri ricercatori nel campo della comunicazione: “Che cos’è quel desiderarsi degli amanti, quel loro cercarsi e toccarsi se non un tentativo di violare i loro esseri nella speranza di accedere a quel vertice morale che è la comunicazione vera, al di là di quella finta comunicazione a cui obbliga la nostra cultura della funzionalità e dell’efficienza?”. La parola vera è la parola impregnata di “anima” che si fa veicolo di emozioni. È la parola più vicino al gesto che traduce i vocaboli di un discorso corporeo e porta alla luce, decifra, trasforma e… fluisce, senza imprigionare mai l’Essere che dall’invisibile tende a manifestarsi.

Il femminile avanza nella ricerca della “grazia”, così come la definisce Lowen, nella ricerca dell’armonia perduta con il corpo e la natura. Avanza ogni volta che ci apriamo all’altro “… nella speranza di accedere a quel vertice morale che è la comunicazione vera, al di là di quella finta comunicazione a cui obbliga la nostra cultura della funzionalità e dell’efficienza…”. Il femminile si rivela nella riscoperta delle emozioni, dell’inconscio, dell’intuizione, dell’immaginazione. Nel rispetto della Terra-Madre. Nella consapevolezza dei misteri della gestazione e della nascita, nella rivalutazione dell’infanzia, nel crescente riconoscimento dell’intelligenza immanente della natura, nell’ecologia, nel ritrovato interesse verso le discipline esoteriche, il misticismo orientale, lo sciamanesimo, la psicologia del profondo, la psicologia archetipica e transpersonale, nella valorizzazione delle prospettive culturali indigene e arcaiche. Il principio femminile si rivela nella trascendenza della parola. Si rivela ogni volta che si apre una porta o si abbatte un confine verbale, geografico o psicologico.

Il vacuo vivo

Come ci vengono in mente parole, pensieri, ispirazioni? Lo spazio della coscienza, secondo Gaiarsa, viene percepito in analogia con il “vuoto polmonare”. Quando qualcuno è “inspirato” sente vivamente il vuoto respiratorio, e si pone in contatto con la propria essenza non verbale (per Lao Tse “il Tao” è un vuoto vivo che contiene tutto ciò che esiste). “Vuoto” e essenza non verbale sono allora l’inizio dell’autodeterminazione e costituiscono la condizione necessaria per la parola “piena”, espressione di ogni pensiero personale. In contatto con il “vuoto interiore” possiamo attingere all’origine e alla “nascita” delle parole così come alla loro stessa “assenza”, che è il passo fondamentale della meditazione. Soltanto dalla “coscienza vuota”, dal “vacuo verbale” può nascere quindi la parola nuova e la parola vera.

Non mi sorprende che la scoperta della qualità dinamica del vacuo sia vista da molti studiosi come una delle più importanti scoperte dei tempi moderni, né il crescente interesse dei fisici nella “umanizzazione” della fisica quantistica. Da quando Fritjof Capra scriveva “Il Tao della fisica”, un libro cult degli anni settanta, sono stati riscontrati in questo campo un numero interminabile di connessioni e interconnessioni.

Sembra che dal vacuo quantico, “dall’aldilà”, ogni cosa può sorgere e sparire, un po’ come dal vacuo verbale, il vacuo creatore della coscienza, può nascere qualsiasi pensiero o parola…in una creazione continua. Gaiarsa, “viaggiando” con la fantasia su concetti tanto astratti come “il principio di indeterminazione” o la “dualità onda/particella”, immagina un possibile parallelo tra le particelle: “le parole” e le onde, “i significati”.

…i significati, così fluidi, sono onde che stanno “nell’aldilà” e di colpo “collassano” generando una o più parole – un pensiero…

Mi fa riflettere ciò che descrive Capra a proposito dei moderni sviluppi nel campo della fisica. Nella misura in cui si approfondisce la conoscenza in questo ambito del sapere, ciò che viene conosciuto diviene sempre più incomunicabile, finché non può più essere espresso a parole e meno che mai attraverso formule logiche e obiettive. C’è un limite alla conoscenza: senza un supporto verbale alle intuizioni, senza poter racchiuderle in concetti, è impossibile comunicare ciò che si conosce o trovare consensi, non può esistere una conoscenza condivisa da più persone. Stiamo forse arrivando ai limiti del conoscibile, ai limiti della comprensione umana detta “obiettiva” o forse soltanto al limite del nostro linguaggio verbale? Ciò che rimane inespresso è intuizione, conoscenza senza parole, una forma di conoscenza assolutamente individuale e mistica che non può essere condivisa con nessun altro. O forse dobbiamo fare un salto qualitativo nella comunicazione, diventare cioè “più astratti” (più quantici!) e utilizzare il linguaggio non verbale, o la telepatia (che è molto più comune di quanto si pensi…), proprio come nei film di fantascienza …?

Descrivendo l’impatto emotivo sugli studiosi delle nuove scoperte nel campo della fisica, Capra parla della perdita di tutti i punti di riferimento, della sensazione “del fondo del secchio che si rompe…” e della totale incapacità di comunicare ciò che si comprende. A questo punto, come ben descrive Capra, tra il linguaggio del mistico e quello dello scienziato non ci sono differenze: parlano il silenzio e la contemplazione.

Abstract

L’inconscio si nutre di immagini. Immagini che possono essere catturate nel mondo esterno durante la veglia, digerite e trasformate attraverso i sogni, e espulse poi all’esterno, sotto forma di altre immagini (arte, cinema…) che a loro volta catalizzano quelle interne, (sogni, fantasie). Immagini esterne che esercitano quindi tanta influenza su di noi quanto quelle interne. Ampliare il contesto immaginale sia nell’arte sia in ambito terapeutico significa “produrre” coscienza. Compito dello psicologo, in questo caso simile a quello dell’artista, sarebbe quello di “fluire” insieme a colui al quale offre il suo aiuto, di danzare l’eterna danza del velarsi e svelarsi dell’inconscio attraverso il linguaggio immaginale-simbolico e corporeo, catturare e liberare immagini e pensiero per imprigionarli ancora una volta nella “parola nuova”. Neonate parole attraverso le quali lo spirito del tempo esprime la propria pulsione vitale e evolutiva. Come ci vengono in mente parole, pensieri, ispirazioni? Lo spazio della coscienza viene percepito in analogia con il “vuoto polmonare”, Quando qualcuno è “inspirato”, sente vivamente il vuoto respiratorio, e si pone in contatto con la propria essenza non verbale. “Vuoto” e essenza non verbale sono allora l’inizio dell’autodeterminazione e costituiscono la condizione necessaria per la parola “piena”, espressione di ogni pensiero personale. In contatto con il “vuoto interiore” possiamo attingere all’origine e alla “nascita” delle parole così come alla loro stessa “assenza”, che è il passo fondamentale della meditazione. Soltanto dalla “coscienza vuota”, dal “vacuo verbale”, può nascere quindi la parola nuova e la parola vera.

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L'autore
Virginia Salles
Virginia Salles