Libertà di pensiero e stigma sociale

(con Simonetta Putti), in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 6, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008 – Estratto

La Consulenza Filosofica e il Pensiero libero.

Approfondendo progressivamente la conoscenza dell’argomento – attraverso i testi sopra citati (in particolare traendo spunti dagli scritti di Neri Pollastri per contiguità di cultura) – ci si chiariva man mano l’intento della Consulenza Filosofica: l’obiettivo è quello di filosofare.

Raggiunta questa provvisoria tappa di chiarezza, vedevamo nel contempo aprirsi altri interrogativi, dei quali il più radicale può riassumersi nella domanda: cosa significa filosofare?

Filosofare significa molte cose … che andremo a citare, seppure brevemente; ma in sintesi estrema filosofare significa liberare il Pensiero, rendere il Pensiero libero nella misura in cui all’Uomo è dato sperimentare un Pensiero adeguatamente libero.

Nell’ottica dell’Autore sopra citato la prima cosa che può essere detta della consulenza filosofica è che essa è essenzialmente un dialogo il che vuol dire che i partecipanti, assieme e cooperativamente, producono un logos, un discorso.

L’obiettivo della consulenza filosofica è dunque il filosofare, e questo significa molte cose: principalmente, esaminare la vita del consultante, sottoporla a critica; identificarne i presupposti di significato e di valore; cercarne la coerenza e/o le contraddizioni; comprenderne le emozioni ed i valori soggiacenti; studiare i molteplici sensi delle problematiche concettuali emerse; vagliare le possibili soluzioni all’interno di comprensioni del mondo diverse; pensare gli eventi della propria vita entro una visione del mondo ampliata; mettere via via alla prova le nuove prospettive emergenti nella ricerca progressiva e sistematizzante di una nuova visione del mondo.

Una via nuova?

Notavamo che tutto questo avviene anche nel temenos analitico che costituisce il precipuo modo di operare della psicologia analitica, e che i passi sopra citati configurano – nella nostra pratica clinica – parte del percorso individuativo auspicato da C. G. Jung.

Per Jung il processo di individuazione (inteso come meta tendenziale verso la quale tendere, pur sapendo che non potrà essere pienamente raggiunta) consiste in estrema sintesi nel rendere l’Uomo In-dividuo, affrancandolo dalle strettoie e dai condizionamenti personali (consci e inconsci), nonché dalle pressioni eccessive di una dimensione sociale, che Jung denomina Coscienza e Inconscio collettivi, consentendogli di diventare “quello che è realmente” .

Ciò ben guardandosi dall’auspicare “un ideale di individualismo estremo, reazione morbosa ad un collettivismo altrettanto inadeguato. Al contrario il naturale processo di individuazione conduce alla consapevolezza della comunità umana, proprio perché ci rende coscienti di quell’inconscio che collega tra loro tutti gli uomini ed è a tutti comune. L’individuazione è un’unificazione con se stessi e, nel contempo, con l’umanità, di cui l’uomo è parte.”

Tale processo di emancipazione dagli schemi collettivi non giova soltanto alla esistenza del singolo, ma costituisce anche elemento propedeutico a che l’organizzata agglomerazione dei singoli nello Stato, anche il più autoritario, non formi più una massa anonima, bensì una comunità consapevole.

La indispensabile premessa di tutto questo è la cosciente libertà di scelta e l’autodeterminazione di ognuno. “Senza questa libertà e autodeterminazione – prosegue Jung – non c’è vera comunità e, occorre dirlo, senza una simile comunità neanche l’individuo più solido e autonomo può prosperare. Chi maggiormente contribuisce al benessere generale è proprio la personalità autonoma” .

La personalità autonoma auspicata da Jung ha – ovviamente – un’adeguata libertà di pensiero in quanto si è fatta consapevole dei condizionamenti inconsci e consci che la influenzano.

Riscontrata questa sostanziale analogia negli scopi, consideravamo altresì che la multiformità e la multidimensionalità della natura umana richiedono la massima varietà di metodi e punti di vista per rispondere alla varietà delle disposizioni psichiche .

Pertanto, il fenomeno della consulenza filosofica ben può – a nostro parere – costituire una via nuova che, ben lungi dal cancellare le strade preesistenti, va ad arricchire la mappa dei percorsi verso una progressiva libertà del pensiero.

Abstract

Libertà di pensiero e stigma sociale

Gli Autori espongono alcune riflessioni sulla Consulenza Filosofica, illustrando il percorso che li ha portati da una fase iniziale di scetticismo e perplessità ad una valutazione delle opportunità insite nella nuova prassi. Esaminati i vantaggi e gli svantaggi, i rischi ed i benefici, gli Autori si soffermano sulla opportunità costituita dalla liberazione del pensiero, essendo proprio tale obiettivo quello precipuo della consultazione filosofica. Laddove tale obiettivo venga conseguito, ne potrà derivare un indubbio vantaggio sia per il singolo consultante sia per la comunità sociale. Infatti l’uomo liberato dai pregiudizi e dai condizionamenti che ancora oggi residuano attorno alla sofferenza psicologica ed al disagio mentale, potrà liberamente guardarsi, prendere atto del proprio eventuale malessere e decidere di prendersene cura affidandosi allo specialista del caso. A livello sociale, potrà esserci un effetto di rimbalzo positivo nella maturazione di una etica della responsabilità e della chiarezza, con indubbi benefici sulla possibilità di affrontare la sofferenza psicologica senza la tema dello stigma connesso.

Simonetta Putti – Roberto Cantatrione

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L'autore
Roberto Cantatrione
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