La psicologia individuale nella scuola

Alfred Adler, La psicologia individuale nella scuola, 1929

La psicologia individuale nella scuolaQuest’opera contiene le lezioni tenute da Adler nel 1928 all’Istituto di Pedagogia di Vienna davanti a un pubblico di insegnanti, sul tema “I fanciulli difficili nella scuola”. Lo scopo degli incontri era quello di ottenere una collaborazione tra psichiatri, insegnanti e famiglia e di aiutare gli insegnanti a introdurre i principi della Psicologia Individuale nella vita quotidiana della scuola.

L’autore definisce la scuola la “longa manus” della famiglia ed è per questo motivo che ritiene importante interessare il bambino alla scuola, mantenerlo collegato ad essa, e considerare quello che questa istituzione rappresenta nella vita di un individuo quanto in quella di un popolo.

Il compito della scuola è quello di formare persone autonome che considerino le esigenze della comunità questioni che li riguardano direttamente e alle cuii soluzioni vogliono collaborare. Il bambino va educato perché diventi “uno strumento di progresso sociale”.

L’inizio della formazione della personalità non avviene però nella scuola, ma nella famiglia. La prima relazione sociale è quella con la madre. La situazione ottimale sarebbe che questa riesca a far interessare il fanciullo a se stessa e, allo stesso tempo, a farsi sentire come un membro della comunità. È questo però un momento delicato in cui è facile commettere errori. A volte i bambini vengono viziati, altre volte invece trascurati. I primi hanno sempre bisogno di un appoggio, i secondi non hanno imparato ad amare. Altro elemento che può allontanare un bambino dal senso sociale è la presenza di organi mal funzionanti o l’insorgenza di malattia (la debolezza del corpo è strettamente collegata con la struttura della vita psichica).

Nei primi quattro cinque anni di vita il comportamento viene automatizzato e da quel momento il bambino non considera più l’aspetto obiettivo delle sue impressioni. L’esperienza ha prodotto in lui una distorta percezione del mondo che non gli ha permesso di sviluppare il sentimento di far parte di un tutto.

All’inizio del percorso scolastico sia il bambino che l’insegnante si trovano di fronte a un compito nuovo, e le difficoltà incontrate dal ragazzo saranno tanto minori quanto più accurata è stata la sua preparazione. La scuola è così un esperimento per verificare la preparazione all’impegno sociale che essa comporta.

L’insegnante deve cogliere la struttura psicologica dello studente per aiutarlo a superare le sue difficoltà indicandogli la via da seguire e agendo sui suoi genitori perché non lo ostacolino nel seguirla. Per far questo deve osservare ogni sfumatura delle reazioni del bambino, modi di esprimersi automatici nei quali non interviene nessun controllo. In questo modo si capirà che il suo comportamento non è occasionale, ma è espressione del suo stile di vita. Il suo modo sbagliato di reagire si rivelerà solo quando si troverà di fronte ad un problema. Bisogna osservarlo in situazioni che non si addicono al suo ruolo perché il bambino difficile ha la sensazione di dover sostenere un certo ruolo e si comporta sempre in funzione di questo.

Per comprendere il bambino e il suo stile di vita è necessario vedere quale posto ha occupato in famiglia e poi tenere conto delle altre informazioni fondamentali che ci vengono fornite dai primi ricordi d’infanzia, dato che certe modalità di comportamento sono collegabili con il senso dei ricordi. È importante trovare il contesto in cui i vari avvenimenti psichici si collegano tra loro. I ricordi possono essere il prodotto di fantasie, ma sono comunque rilevanti in quanto ci permettono di scoprire i problemi che preoccupano l’individuo, le sue aspirazioni e, di conseguenza, la sua meta.

A questo proposito non vanno sottovalutati neanche i sogni. Il sogno ci porta in uno stato affettivo particolare, lontano dalla logica, che ci permette di portare a termine qualcosa che altrimenti non avremmo mai fatto. È un avvertimento che spinge il sognatore a muoversi nella direzione verso cui vuole realmente andare. Quando si deve affrontare un determinato problema si produce nel sogno uno stato d’animo che permette di scoprire quale sia la direzione in cui ci si deve muovere per superare le proprie difficoltà. La vita onirica si svolge in condizioni di libertà perché nel sogno siamo sottoposti a minori controlli da parte della realtà. Nel sogno ci si serve del mezzo della semplificazione: il problema non viene preso in considerazione in tutta la sua estensione, ma ridotto ad un solo aspetto come se questo riassumesse tutti i punti che la questione presenta. Questo talvolta avviene anche durante la veglia.

Un altro compito dell’educazione è quello di risvegliare la conoscenza di sé, visto che lo stile di vita del bambino e la valutazione che egli fa di se stesso non cambiano finché egli non impara a conoscersi. La presa di coscienza interrompe il processo di automatizzazione, il bambino comprende il nesso che c’è tra le sue manifestazioni comportamentali e ha così una guida per la sua condotta. Comincia a controllarsi e a distruggere i suoi errori.

L’insegnante deve identificarsi nel bambino, avere la sensazione che se fosse nella sua condizione si comporterebbe allo stesso modo, commettendo i suoi stessi sbagli. Il bambino deve sentire che ci s’interessa a lui, solo così potrà poi lui interessarsi agli altri.

Per Adler l’origine delle motivazioni, sia del bambino che dell’intera umanità, va ricercata nella relazione che l’individuo instaura con gli altri. Va considerato sempre un contesto sociale. Tutte le potenzialità insite nel patrimonio ereditario del bambino alla nascita si scontrano con il contesto sociale, fondamentale per il suo sviluppo. Non è importante ciò che l’individuo possiede, ma l’uso che ne fa.

L’uomo è debole e per questo è legato in modo indissolubile alla società. L’idea della comunità è un idea guida per ognuno. “Il sentimento comunitario è la nostra unità di misura”. Se l’individuo non ha una meta non può pensare, sentire, né agire. Questo bisogno dipende dal fatto che siamo esseri viventi dotati di movimento.

Anche i bambini difficili perseguono una meta, ma questa purtroppo non è conforme alle norme della società. Cercano la loro meta di superiorità dal lato inutile e non da quello utile della vita.

Alla fine del libro Adler propone un questionario per la comprensione e il trattamento dei bambini difficili che offre, a suo giudizio, la possibilità di indagare in modo sistematico lo stile di vita del bambino rilevando il suo senso sociale e le esperienze significative della sua infanzia.

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L'autore
Daria Filippi
Daria Filippi