La forma delle cose

di Neil LaBute, traduzione di Masolino d’Amico, con Lorenzo Lavia Federica Di Martino, Fulvio Pepe Ilaria Falini; scene Carmelo Giammello, costumi Andrea Viotti, luci Marco Catalucci. Regia Marcello Cotugno

La forma delle cose (The Shape of Things), novità per l’Italia, ha debuttato mercoledì 9 novembre al Piccolo Eliseo Teatro Studio. La commedia, che ha registrato per mesi il tutto esaurito a Londra, è il secondo testo rappresentato in Italia di Neil LaBute, drammaturgo, regista e autore cinematografico, classe 1963. Mormone, considerato da molti giornalisti americani e inglesi il nuovo David Mamet.

Lo spettacolo prodotto dal Teatro Eliseo e dalla Compagnia Lavia con Asti Teatro, è un’operazione condotta nel segno del nuovo. Nuovo l’autore, almeno per le scene italiane, Neil LaBute; non nuovo il regista, Marcello Cotugno, che affronta per la seconda volta un testo dell’autore americano.

La vicenda ha inizio in un museo, dove una ragazza sta ferma con una bomboletta spray davanti ad una statua di uomo nudo. Il sopraggiungere del vigilante scatena una discussione fra i due che si conclude con un invito a cena da parte di lui.

Lei, Evelyn, e lui, Adam – richiamo non casuale alla coppia ancestrale Adamo ed Eva, emblema del libero arbitrio e della trasgressione – ribaltano il mito greco di Pigmalione, lo scultore che si innamora della statua perfetta da lui realizzata.

Una commedia divertente, ma anche una spietata riflessione sulle dinamiche sentimentali delle nuove generazioni, sulla loro solitudine, sui meccanismi della persuasione, uno sguardo inquieto sul mondo nuovo che verrà..

Un allestimento supportato da una scenografia avanguardistica ispirata ai lavori dell’arte moderna più trasgressiva, da Damien Hirst a Tracey Emin, a Mona Hatoum, dove il segno scenico è parte integrante della storia che si svolge in palcoscenico. Una commedia con musiche di tendenza per un pubblico giovane, da Deni Siciliano a Michael Jackson, da David Kitt che rifà Prince a Erlend Oye che remixa i Kings of Convenience, con qualche incursione nella No Wave degli anni ’80 di James White, la cui musica è stata paragonata al movimento pittorico del cubismo, per finire a Mu la nuova cantante performer giapponese. Una commedia con un finale che racchiude in sé uno degli aforismi preferiti dall’autore: atrocity is the new black.

Una commedia che è già cult con finale inimmaginabile, da non svelare.

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L'autore
Simonetta Putti
Simonetta Putti