La clinica delle immagini Cinema, Eros, vampiri e psicoanalisi

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007

Il cinema, figlio prematuro della fotografia ed erede diretto della pittura, è la più erotica fra le arti. Il cuore voyeuristico che lo anima e lo alimenta, lo porta per sua natura a penetrare il velo dell’intimità arrivando sempre fin dentro i personaggi che lo abitano. Questo perché il cinema è fatto di immagini, immagini in movimento, è materia viva ma incorporea. Il cinema è fatto della stessa sostanza della psiche. La nostra psiche è fatta di immagini dove le esperienze si imprimono e si distorcono in quelle originali storie che sono i ricordi. Ognuno di noi è poi regista della propria mente e traccia trame più o meno volontarie dello strano film che è la sua vita. Per questo ci è così facile aderire all’immagine, perché l’immagine è il nostro più antico e autentico linguaggio: è il linguaggio dell’inconscio.

La psiche consiste essenzialmente in immagini, e noi dobbiamo sognare il mito insieme ad essa poiché, per Jung, la verità individuale, ovvero cosa si è per la propria visione interiore, può essere ricercata soltanto nel mito ed espressa solamente attraverso una storia. È per questo che siamo alla continua ricerca di storie, e nella nostra quotidiana fuga dalla vita ci ritroviamo a sostare in luoghi come un libro, un film o sulla poltrona dello psicoanalista, sorprendendoci ad emozionarci nell’affannosa ricerca di una trama che sia la nostra.

Tra i luoghi delle storie è il cinema quello che preferisco, e lo preferisco per la specifica natura del suo linguaggio. Poiché il cinema non ha una grammatica o una sintassi codificate, ogni volta che nel mondo una telecamera viene accesa si crea accesso ad uno spazio altro, e d’incanto nasce una storia. “Tra l’incapacità delle immagini e dei suoni di articolare un discorso anche rudimentale e la loro formidabile capacità di raccontare, non c’è niente. Non c’è proprio nulla in mezzo. Poiché non ha lingua, il cinema può solo parlare raccontando”; e raccontare per immagini. Ma dentro ogni racconto fatto d’immagini c’è sempre un segreto che può essere ricercato esplorando i territori del mito. All’interno del cinema si può rinvenire un mito che lo investe di forza e potere, dentro il suo mistero alberga una divinità: Eros.

Eros si trova iscritto in una particolare circolarità mitologica. All’interno dell’orfismo gioca un ruolo primordiale e universale, tanto sul piano della teogonia quanto su quelli della cosmogonia e dell’antropogonia. Al contrario, nella rimanente tradizione greca, Eros appare inscindibile da Afrodite alla quale fa da scorta sotto forma di angioletto arciere. Questa esclusiva e subordinata vicinanza ha permesso, in tutta la poesia alessandrina, di far discendere il primo dalla seconda, così vari poeti fanno di Eros il figlio di Afrodite e di varie ascendenze paterne. Ma la precedente tradizione orfica vuole la dea discendere, indirettamente, dall’azione di Eros stesso.

Nella Teogonia infatti Eros è la terza divinità primordiale dopo Caos e Gea, e la sua attività universale si estende tanto agli uomini quanto agli dei. Tuttavia le prime generazioni avvengono senza il suo intervento che si manifesta soltanto a partire dell’unione di Gea con Urano. Il suo impulso è così forte che fa nascere un legame talmente stretto e intenso fra le due divinità da arrestare il processo di creazione in corso e favorire un movimento a ritroso verso il Caos. Si rende allora necessario il gesto di Crono, il più giovane e il più temibile dei loro figli, che, per arrestare le continue copule dei genitori, trancia il fallo del padre permettendo ai fratelli, nascosti da Urano sotto il seno di Gea, di venire alla luce sbloccando di nuovo il corso delle generazioni. Ma questo gesto non sarà privo di qualche effetto accidentale. Esiodo ci racconta che Crono, tranciato il fallo di Urano, lo getta subito a caso dietro di lui. Il membro divino finisce in mare e viene trasportato a largo dalle correnti mentre una bianca schiuma si sparge per le acque e le feconda. Da questa schiuma marina, dall’aphros, nasce, già adulta, una fanciulla di venerabile bellezza. Subito Eros, causa originaria di questa nascita, abbagliato dalla vista di quell’immagine impressa dal Botticelli nell’immaginario collettivo dove una fanciulla, nuda, emerge dal mare e su una conchiglia è spinta a riva dalle divinità dei venti fra una pioggia di rose, le fa corteo subordinandosi a lei e inaugurando, di fatto, la successiva tradizione greca.

Se il gesto di Crono può essere paragonato al gesto di Eva di nutrirsi dell’albero della conoscenza del bene e del male, Afrodite può essere considerata il perno attorno al quale ruota il mito di Eros che da suo Fattore, si fa sua fattura. Questa ciclicità, questo cerchio divino, ci ricorda un altro percorso mitico: il viaggio di trasformazione della divinità cristiana dal Dio distante e temibile dell’Antico Testamento incapace per Sua natura di comunicare con gli uomini, nell’incarnazione di Questi nel corpo del proprio Figlio per opera dello Spirito, al fine di donare agli uomini la salvezza e diffondere la Sua Parola. Il Padre Eterno, il Creatore, si fa creatura in Cristo nel grembo della Vergine. Maria, la più incantevole delle creature, è il mezzo attraverso il quale filtra agli uomini l’Espressione dell’Amore Divino. Ma la Madonna è pure la via per il percorso inverso, un transito attraverso il quale gli uomini accedono a Dio: così Dante per intercessione di Maria può guardare l’Eterna Luce e le chiese di tutto il mondo risuonano del continuo snocciolare dei rosari ad invocazione della Ianua Caeli. La Madonna, contatto indiretto con il divino Amore, è di fatto una via d’accesso per l’aldilà, quell’aldilà irradiato dalla Grazia di Dio. Ma esiste un altro aldilà, un aldilà al di fuori di questa grazia, il medesimo luogo che nelle culture più diverse di epoche tra loro lontanissime è popolato da identiche figure, spettri, ombre e fantasmi, i dèmoni pagani diventati demòni nell’era cristiana.

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L'autore
Enrico Santori
Enrico Santori
Psicologo, psicoterapeuta, psicodrammatista. Tutor dell’Istituto di Psicodramma a Orientamento Dinamico PLAYS (IPOD). Collabora con la Cattedra di Medicina del Lavoro dell’Università Tor Vergata di Roma. santorienrico@gmail.com