Il movimento originario dell’analisi

in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 50, Roma, Di Renzo Editore, 2001

Si diventa ciò che accade nel mezzo (Jung)

All’inizio dell’analisi, e dell’analisi junghiana, si staglia una frase, anzi un enigma di Jung, un pronunciamento dal sapore presocratico, eracliteo, odoroso di oscurità, avido di vie e avido di territori. La frase si trova in una delle sue lettere scritte in vecchiaia e suona:

Man wird zu dem, was in der Mitte geschieht.

Che significa: Si diventa ciò che accade nel mezzo. Cosa vuol dire Jung? Si diventa, ci si volge verso, ci si trasforma in ciò che accade nel mezzo. L’enigma di Jung riguarda il farsi della trasformazione e, anche, il suo luogo. Werden in tedesco è del resto l’equivalente del verto latino. E da verto veniva fatto derivare il nome del dio etrusco Vertumno, il dio delle trasformazioni. Con ciò sto quasi per dire che, nell’ottica abbracciata da Jung, la trasformazione ci viene presentata come una modalità del divino. Nella lettera a Böhler Jung non lo dice, ma la sua nozione del nisi Deo concedente sta lì a confermarci l’equazione. E del resto se per Silesius il Mittelpunkt è Dio, per Jung il punto di mezzo non può che corrispondere al Sé. Dio è il mio Mittelpunkt, aveva scritto Silesius. La mia origine, potremmo anche dire. Il mezzo è il luogo, il punto verso il quale in analisi si procede per diventare ciò che vi accade. Non si diventa ciò che accade nel mezzo, potremmo allora affermare, nisi Deo concedente: l’opera non può compiersi, l’analisi non può approdare alla felicità dei suoi effetti, nessuna individuazione è possibile, se non è Dio a concederlo.

Una verità che i mistici hanno da sempre sperimentato e che con Jung trova un suo corrispettivo anche nella pratica analitica. La mia origine, in questo luogo dei luoghi che porta il nome di setting, guarda al passato, anche, ma accade adesso. L’origine è adesso.

Si diventa ciò che accade nel mezzo. Che potremmo ridire così: si conversa (veramente) e veramente (ci) si converte là dove tale evento (della conversazione) accade nel mezzo. Ciò significa che la conversazione non è affar semplice, fluido, chiaro oggetto di deliberazione. Accade nel mezzo, certo, ma dire che veramente conversiamo solo là dove tale evento accade nel mezzo resta ancora un enigma. Ridefinire l’enigma di Jung sul vertere con l’altro sul conversare non ci dice ancora molto dell’evento della trasformazione. Ci dice però qualcosa, e precisamente che conversare non è quel movimento che credevamo improntato all’agio. Esso infatti accade e noi pensavamo di farlo accadere. La conversazione in un certo qual modo precede il nostro conversare.

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L'autore
Giorgio Antonelli
Giorgio Antonelli