Il Femminicidio tra ombra ed eruzioni

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 14, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2012

Jung ci ricorda che l’equazione personale di giudizio entra in azione sin dal momento dell’osservazione. Giacché si vede ciò che la propria individualità consente di vedere.

Così sempre meglio, man mano che recuperavo dall’Ombra le parti prima rifiutate, ho potuto coglierne la presenza nell’ambito clinico.

Parti portate dai pazienti, a prescindere dal sesso anagrafico e dall’identità di genere, perché Anima ed Animus, come componenti controsessuali, corrispettivi del Femminile e del Maschile, sono presenti in ogni soggetto. Come presente in ogni soggetto è l’Ombra.

Dall’osservatorio che il temenos costituisce, ho visto negli anni cambiare e spesso invertirsi le posizioni ed il potere degli uomini e delle donne: il motore di fondo, la paura, mi è parsa restare costante.

Considerando che ogni persona costituisce una irripetibile miscela somato-psichico-culturale e partendo proprio dal soma, dalla biologia, ritrovo nella memoria la tesi avanzata dalla Sherfey, che, a partire da ricerche embriologiche, proponeva una chiave di volta alla questione della femminilità. La Sherfey evidenziava che l’embrione non è né bisessuale né tantomeno indifferenziato: è femmina; lo sviluppo del maschio può essere considerato come una deviazione del modello femminile di base. Evidenziava altresì, spostando l’attenzione alla sessualità, che a partire da alcune specie di primati e via via sino alla donna primitiva si riscontra una marcatissima potenza sessuale; caratteristica che sommandosi nella femmina umana alla mancanza di periodi di estro e all’assenza di anestro durante l’allattamento avrebbe drasticamente ostacolato le responsabilità e le cure materne nelle donne primitive, creando forti difficoltà nel contesto sociale che si andava organizzando in strutture centrate sulla famiglia biologica. Fu quindi inevitabile per i maschi reprimere violentemente le sfrenate esigenze sessuali femminili per consentire una economia basata sui diritti di proprietà e sulle leggi della consanguineità.

C’è questo scenario all’origine della repressione e della violenza esercitate sulla donna?

Da qui si origina quella paura ancestrale che l’uomo nutre nei confronti della donna?

Credo che potremmo ammettere l’ipotesi e ri-considerare tutta la copiosa messe di teorizzazioni susseguitesi nelle diverse epoche, a sostegno o contro l’asserita inferiorità della donna, nonché a spiegazione delle relazioni uomo-donna.

Abstract

Ad uno sguardo diacronico l’Uccidere donne appare fenomeno esteso ad ogni epoca. Di contro, e nonostante la diffusione in ogni latitudine, il femminicidio è fatto di cui si parla solo episodicamente, mentre sembra prevalere un evitamento – rimozione – negazione sia a livello del singolo sia del collettivo. Lo stesso termine Femminicidio appare poco conosciuto, anche se riunisce in sé la più grande applicabilità potendo riferirsi sia all’uccisione concreta e storica di donne sia alla soppressione di elementi femminili nella persona. Tento una chiarificazione degli aspetti in ombra (anche junghianamente intesa), e porto l’attenzione al correlato tema delle responsabilità, avanzando qualche ipotesi a partire anche dalla frammentaria consapevolezza del femminicidio. Consapevolezza che metaforicamente assimilo al fenomeno geotermico dei geyser, auspicando che le improvvise eruzioni di comunicazione e consapevolezza vengano organizzate nella coscienza dell’individuo e del collettivo, trovando nella sottostante materia (prima in ombra) la fonte di una energia utile per tentare il cambiamento.

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L'autore
Simonetta Putti
Simonetta Putti