Guadagnare in modo creativo, l’incesto psichico e il femminile

(con Marianna Stinà), in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008

Ma il punto è che il nemico non è l’uomo reale, il partner. Il nemico è interno, l’usurpatore castrante vive dentro queste donne e agisce fuori attraverso la proiezione.

L’Amazzone, la donna forte che si basta da sé e che non ha bisogno di un rapporto con l’uomo, è piuttosto ingannevole, poiché incarnarsi nella Vergine Indipendente è speculare all’identificarsi con la Gattamorta seduttiva apparentemente assoggettata all’uomo. Pertanto, esaltare l’indipendenza e l’autonomia del tipo Virago è solo l’espressione dell’altra polarità affettiva ed equivale, nel profondo, alla dichiarazione tenera di chi teme l’abbandono e non accetta il proprio bisogno di dipendenza sana, il riconoscimento della debolezza insita in ciascuno di noi, uomo o donna. A parlare sono donne emotivamente chiuse nel circuito narcisistico, dove a dettare il comportamento è il terrore dell’abbandono, aggirato da una contromossa difensiva: abbandonare emotivamente, e per prime, piuttosto che essere abbandonate.

Riemerge qui la ferita arcaica dovuta alla relazione oggettuale primaria carenziante con la madre. Una madre insicura, dipendente, remissiva, depressa, non emotivamente disponibile, interiormente raggelata dalla sua delusione per aver incarnato il Mito Romantico per scoprire poi, quando è ormai troppo tardi, che era un mito fasullo, non può essere vivificante. Questa madre non crea le basi per un “Io-pelle” , per quel primo abbozzo di identità che generalmente viene dall’esperienza del “femminile puro”, e non prepara la strada per l’idea di un Sé e per il sentimento del reale che scaturisce dal senso di avere una identità propria. Una crepa tale nelle fondamenta di un individuo produce la ferita che riconosciamo come disturbo narcisistico, la tipica costellazione psichica di colui che è stato abbandonato al non amore.

Ultima tappa, dunque, per uscire dall’incesto psichico, per una donna uscita già dal complesso edipico, che ha integrato quindi l’Animus positivo e che, ormai psicologicamente adulta, è pronta a guadagnare creativamente, è quella di perdonare la madre.

Accade spesso che donne emancipate socialmente ed economicamente non riescono a godersi questo successo o si ritrovano a dilapidare i propri guadagni senza avere nessuna capacità gestionale né previdenziale. Sono donne, queste, che si ritrovano un cargiver interno che le invidia, che non le riconosce e non le rispecchia. Abbandonare questo fantasma interno, significa non esserne più tiranneggiate, e depotenziarlo è possibile se la donna si allea e si identifica con una femminilità sana, ricca, energica, sensuale, libera. Questo è il presupposto per poter badare a se stesse e per svincolarsi dall’identificazione con la madre passiva, simbiotica e invidiosa che hanno avuto come modello, sviluppando interiormente una individuale capacità di contenimento.

Nella nostra società cattolica misogina fondata sull’incesto psichico è molto difficile riuscire in questo, proprio perché il modello femminile principale di riferimento è, come abbiamo già detto, la Madonna. Mancando, la Vergine Maria, l’occasione di fornire all’arcangelo Gabriele il Gran Rifiuto, ha privato tutte le donne cattoliche di un modello d’indipendenza. Se Maria avesse rifiutato il destino scelto per lei da Dio Padre di mettere al mondo Suo Figlio, magari diventando essa stessa una profetessa, le cose sarebbero oggi diverse. Invece, per il presunto bene collettivo, Maria sacrifica se stessa, riparando la colpa tutta femminile di Eva, e partorendo il Profeta maschio che riammetterà gli uomini, estromessi dal Paradiso Terrestre, nel Paradiso Celeste grazie alla resurrezione.

Anche se mancano i modelli di riferimento, la strada della donna verso la sovranità della propria vita sarà più lunga e più difficile, ma non impossibile. Riuscendo a sciogliere l’incesto psichico, a superare il bisogno del riconoscimento del padre e a perdonare la madre, la donna potrà vivere finalmente la propria libertà individuale e riuscirà a creare una società nuova che non sia vittima della circolarità uroborica incestuosa.

Condividi:
L'autore
Enrico Santori
Enrico Santori
Psicologo, psicoterapeuta, psicodrammatista. Tutor dell’Istituto di Psicodramma a Orientamento Dinamico PLAYS (IPOD). Collabora con la Cattedra di Medicina del Lavoro dell’Università Tor Vergata di Roma. santorienrico@gmail.com