Dallo psicodramma allo psicoplay, conversazione con Ottavio Rosati

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 5, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007

Enrico David Santori: – che cosa è lo psicodramma?

Ottavio Rosati: – una psicoterapia di gruppo basata sull’azione, inventata negli anni venti a Vienna dal medico, poeta e sociologo Jacob Levi Moreno. Una messa in scena per vivere meglio.

Attraverso il teatro.

Teatro e video. Immagini e giochi.

Nell’Enciclopedia del Teatro di Antonio Attisani, edita da Feltrinelli, tu curi la voce psicodramma e, come prima cosa, indichi ciò che non è.

Circolano almeno quattro usi selvaggi della parola psicodramma. Il primo è quello giornalistico. Nei titoli dei quotidiani psicodramma sembra una scena inconsulta dove qualcuno dà fuori di matto. Tipo: Psicodramma in parlamento: ingiurie e schiaffi tra gli onorevoli. Il secondo uso improprio è quello dei critici cinematografici. Quando non sanno che dire di un film d’autore dicono che è uno psicodramma.

Lo psicodramma non è nemmeno teatroterapia dove i pazienti rappresentano un testo come attori, scenografi e altro.

Infatti. Nella teatroterapia un gruppo di pazienti mette in scena, come una compagnia di attori, un testo scritto e diretto da una persona. L’iniziatore del metodo fu il marchese De Sade che al manicomio di Charenton fece rappresentare le sue commedie dagli altri pazienti. Nel vero psicodramma, invece, il testo è la vita di ogni singolo attore. Lo psicodrammatista mette in scena tante storie quanti sono i partecipanti. L’invenzione di Moreno è un teatro democratico dove ognuno è, a turno, autore, attore, regista, spettatore e persino critico.

Qual è il quarto uso improprio della parola psicodramma?

Il peggiore. Lo psicodramma ha poco e niente a che fare con molte forme di “psicodramma analitico” nato in Francia dopo la guerra. Non parlo di psicoanalisti come Lebovici, Anzieu, Lemoine, Lorin che sono maestri. Ma ho assistito a gruppi di “psicodramma analitico” verbosi e inamidati. Figurati che, per giocare una scena in cui due fidanzati passeggiano tenendosi per mano, un terapeuta ordinava ai pazienti di toccarsi attraverso un fazzoletto.

Sfiorarsi le dita sarebbe stato contro le regole dell’astinenza analitica?

Una pericolosa seduzione! Ridi? Una psicologa lacaneggiante seduta su una poltrona da notaio, aveva escogitato un sistema per stipare venti pazienti in un gruppo di un’ora e mezza. Durante il gioco chiunque poteva alzare la mano e dire basta! Tutto cominciava da capo. La conduttrice concludeva con dei commenti incomprensibili: una specie di ricompensa finale per i pazienti seduti per terra sotto il neon. Che c’entra in questo lo psicodramma? Uno studente dell’epoca, paragonando Moreno e Freud, disse che, dovendo morire, preferiva morire di diarrea che di costipazione.

Tu sostieni che parlare di sedute di psicodramma è improprio perché una psicoterapia basata sul gioco e l’azione, è fatta di sessioni, non di sedute.

Infatti. È come dire una telefonata di tennis. D’altra parte la stessa parola psicodramma a me sembra equivoca: dramma fa pensare a qualcosa di triste e scuro. Per una terapia non va bene.

Però, parlando in termini teatrali, è nella tragedia che i conflitti non trovano risoluzione, mentre nel dramma i conflitti vengono sempre risolti, almeno sul piano morale.

Vero. Ma la differenza tra dramma e tragedia è chiara solo a pochi. In inglese la parola drama sta per teatro in generale. In Italia invece drammatico evoca qualcosa di scuro e pesante, lontano dal metodo inventato da Moreno che è un gioco solare, teso alla liberazione. Fatto di amore e intelligenza, con qualche spunto mercuriale.

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L'autore
Enrico Santori
Enrico Santori
Psicologo, psicoterapeuta, psicodrammatista. Tutor dell’Istituto di Psicodramma a Orientamento Dinamico PLAYS (IPOD). Collabora con la Cattedra di Medicina del Lavoro dell’Università Tor Vergata di Roma. santorienrico@gmail.com