Vol. 12 – Jung

JungVolume 12, aprile 2011

Editoriale

L’uscita del Libro Rosso pone indirettamente alcune questioni sui peculiari ritardi dell’editoria italiana per quanto riguarda la letteratura psicodinamica in generale e quella d’ispirazione junghiana in particolare. In ambito psicoanalitico mancano ancora all’appello le minute dei verbali dei dibattiti della Società Psicoanalitica di Vienna (il primo solo dei quattro volumi è stato pubblicato da Boringhieri nel lontano 1973) e il terzo volume dell’epistolario Freud-Ferenczi (il secondo è stato pubblicato da Cortina nel 1998). Si tratta, qui, di testimonianze fondamentali per la comprensione della storia del movimento psicoanalitico. Considerazioni analoghe possono esser svolte in relazione alle Rundbriefe, le Lettere Circolari dei membri del Comitato Segreto (Freud, Abraham, Eitingon, Ferenczi, Jones, Rank, Sachs) e quelle che, in un periodo successivo, Fenichel inviava agli psicoanalisti della sinistra freudiana.

Va ricordato, ancora, lo stato d’indigenza in cui versano le opere di Rank, un autore che, uscio dall’alveo della psicoanalisi, ha portato il discorso su versanti che lo accomunano non poco a Jung. Non sono stati tradotti, tra gli altri, i lavori di Rank sulla tecnica analitica, la sua voluminosa monografia sulla creatività artistica e le sue conferenze americane. Siamo in attesa di vedere pubblicata l’edizione inglese dell’epistolario Freud-Rank curata da Lieberman (autore di una fondamentale biografia di Rank, anch’essa non tradotta) e Kramer (che ha curato nel 1996 l’edizione delle citate conferenze americane di Rank, anch’esse non tradotte). Vedremo se qualche volenteroso editore italiano vorrà assumersi l’impegno.

Quanto agli altri classici della psicoanalisi che ne è, a puro titolo d’esempio, di Reik (un tempo pubblicato, da tempo caduto in disuso), di Sachs, di Sterba (cui dobbiamo anche un gustosa rievocazione della Vienna psicoanalitica), del suicida Stekel (in particolare i suoi contributi sull’interpretazione dei sogni)? Tra gli altri, numerosi lavori, Stekel è anche l’autore di una (breve) storia del movimento psicoanalitico che intende rivaleggiare con quella scritta da Freud. Jung vi recita un ruolo non indifferente. In effetti, Stekel riteneva di essere stato sacrificato da Freud proprio a causa di Jung. Aveva anche avuto modo di predire a Freud che Jung l’avrebbe presto abbandonato. Nella circostanza Freud rispose che, sì, era possibile che Stekel avesse ragione, che qualcun altro (presumibilmente Abraham) gli aveva predetto lo stesso e che avrebbe tenuto gli occhi aperti.

Analogo destino di oscuramento è riservato a un altro pioniere della psicoanalisi, Isidor Sadger, uno dei primi psicoanalisti della storia, presumibilmente il quarto dopo Freud, Reitler e Adler. Freud, che pure avrebbe preso ben presto le distanze da lui, scriveva a Jung di ritenere Sadger tecnicamente più capace di Adler e Federn. Di Sadger è stato recuperato e pubblicato, nel 2005, un testo di memorie, aventi come oggetto Freud, testo che era stato smarrito, e creduto perso, per lungo tempo. Anche in esso Jung non recita un ruolo indifferente. Sadger, ad esempio, ha modo di osservare come Freud, al tempo dell’incensamento del suo prediletto, non avesse fatto i conti con l’equazione cristiana di Jung.

C’è molto di che scavare, per gli studiosi di Jung, negli scritti, per lo più non tradotti, dei pionieri della psicoanalisi. Il rovescio è anche vero. Quando Jones pubblicò la sua triadica biografia di Freud, Jung ebbe modo di lamentare il fatto di non essere stato interpellato dall’illustre biografo. Diversamente si era comportato a suo tempo Lacan allorché, proprio in relazione a una ricostruzione più circostanziata della storia della psicoanalisi, volle rendere visita al fondatore della psicologia analitica. Poté farlo grazie ai buoni uffici di uno dei pionieri della psicologia analitica in Francia, Roland Cahen, che contribuì, su richiesta esplicita di Lacan, a organizzare l’incontro. Nella circostanza Lacan poté apprendere dalla voce di Jung la frase famigerata che Freud ebbe a pronunciare in occasione del viaggio in America fatto con Jung, appunto, e Ferenczi: Non sanno che gli stiamo portando la peste. Quella frase non è registrata nella biografia redatta da Jones. Ne siamo debitori alla passione di Lacan per la conoscenza, che è anche conoscenza storica, conoscenza fatta di incontri e frasi scambiate. L’episodio è raccontato da Elizabeth Roudinesco, figlia d’arte (sua madre è la psicoanalista Jenny Aubry, che con Lacan ha fatto un’analisi di controllo), nella monumentale, e non tradotta, Histoire de la psychanalyse en France. Quanto a Cahen siamo anche a lui debitori di un’altra, non meno significativa, frase: Non mi ricordo di una singola visita a Jung durante la quale egli non parlasse di Freud. Penso che nessuno dei due guarì mai dalla ferita della loro rottura. Jung parlava di Freud sempre con grande stima e ammirazione.

In ambito di editoria junghiana le cose non vanno affatto meglio. Mancano all’appello, intanto, l’epistolario Jung-White (pubblicato in inglese nel 2007) e l’epistolario Jung-Hans Schmid-Guisan sulla questione dei tipi psicologici (pubblicato in tedesco nel 1982). S’impone inoltre la riedizione dell’epistolario Jung-Pauli pubblicato nel 1999 da Il Minotauro in poche copie, da tempo esaurite. Relativamente all’edizione delle Lettere di Jung in tre volumi curata dall’editore romano Magi, editore certamente meritorio per quanto riguarda pubblicazioni di Jung e di autori junghiani, va intanto considerata la distanza temporale che separa l’edizione tedesca e inglese curata da Gerhard Adler e Aniela Jaffé (pubblicata negli anni settanta) da quella italiana (pubblicata nel 2006). Va inoltre stigmatizzata la scelta di riproporre un’edizione che il trascorrere degli anni (quasi quaranta) ha reso inadeguata e bisognosa di aggiornamenti. Per il mese di maggio 2011 è annunciata l’uscita dell’epistolario Jung-James Kirsch. Vedremo chi si farà sotto. A margine di questo epistolario va segnalata la non tradotta monografia Jungians. A Comparative and Historical Perspective pubblicata nel 2000 da Thomas Kirsch, figlio dello junghiano James Kirsch e della junghiana Hilde Kirsch, alla quale Jung aveva inviato, nel 1937, perché lo analizzasse, Michael Fordham.

Uscendo dall’alveo epistolare, che a quanto pare non è granché amato dai lettori italiani, voglio soltanto segnalare due fondamentali seminari di Jung che ancora attendono di essere letti in traduzione italiana: il seminario sullo Zarathustra di Nietzsche, pubblicato in inglese nel 1988, e il seminario sui sogni dei bambini pubblicato in tedesco nel 1987 e, in una versione (singolarmente) abbreviata, in inglese, nel 2008.

Il 12° numero del Giornale Storico è dedicato a Jung a cinquant’anni dalla sua morte. Com’è nella tradizione del Centro Studi, che a Jung si richiama da sempre, l’opera del fondatore della psicologia analitica è stata esaminata da plurimi punti di vista: l’ipnosi (Caruso), l’esegesi biblica (Dorella), il confronto con Perls (Zerbetto), l’equazione artistica (Battaglia e Czako), la pratica analitica (Rinaldi), la questione del setting (Giordano) e quella dell’identità dell’analista junghiano (Putti-Callieri). Al Libro Rosso sono diversamente dedicati gli articoli di Antonelli, de Paula, Salles e Testa. Chiude il numero, come è tradizione del Giornale Storico, un’intervista curata da Amedeo Caruso. L’intervistato stavolta è il regista Nanni Garella, il quasi junghiano regista e medico dei pazzi, come lo definisce Caruso, che qui ringraziamo per la sua cortesia e disponibilità.

Giorgio Antonelli

Indice

  • Editoriale
  • Giorgio Antonelli, Cos’è nuovo nel Liber Novus?
  • Amedeo Caruso, Jung e l’ipnosi
  • Simonetta Putti – Bruno Callieri, L’ambigua identità dello psicopatologo clinico e dell’analista junghiana
  • Ferdinando Testa, L’Immagine ad Eranos e la dimora dell’Anima
  • Luisa de Paula, Il Liber Novus tra passato e futuro. La filosofia della psiche
  • Antonio Dorella, Esegesi simbolica. Come Jung ha modificato il modo di leggere la Bibbia
  • Virginia Salles, Il Libro Rosso di C. G. Jung
  • Benedetta Rinaldi, Vis à vis con Carl Gustav Jung
  • Gaetano Giordano, Uno, nessuno e centomila.L’analista junghiano e il suo setting
  • Riccardo Zerbetto, Perls e Jung
  • Patrizia Battaglia, Jung: psicologia e arte
  • Erika Czako, Nella mente di un poeta
  • Amedeo Caruso, Dal Teatro dell’Assurdo al Teatro della Salute Mentale. A Colloquio con il Regista Nanni Garella, Un metteur en scène “dutåur di mat”, quasi junghiano
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