La nostalgia della memoria. Il paziente e l’analista

La nostalgia della memoria. Il paziente e l'analistaAldo Carotenuto

La psicoterapia come relazione. Questo il tema di fondo, il leit motive che si ritrova nella lettura delle pagine di questo libro. Un testo che nasce dalla vasta esperienza clinica dell’autore, e che permette di cogliere le riflessioni, gli interrogativi, i dubbi, i desideri che si celano dietro il rapporto terapeutico. E’ il mondo segreto di entrambi i compartecipi del processo analitico, paziente e terapeuta, che viene messo a fuoco nei suoi significati più intimi. La sofferenza e la spinta verso la conoscenza sono lo scenario in cui prende vita la domanda di analisi, ma queste sono anche lo sfondo sul quale nasce la decisione di abbracciare la professione analitica. E da questa compartecipazione, che affonda le sue radici nelle ferite determinate dal rapporto primario, si struttura un nuovo rapporto dove è possibile rivivere, all’insegna della alleanza, della comprensione empatica, dell’accoglimento, una dimensione ove il vero fattore curativo si situa entro il rapporto stesso. Questa visione diviene un filtro con il quale si osserva ciò che avviene nella stanza d’analisi; e il libro parla cosl della ricerca del senso e dell’interpretazione dei sogni, della strutturazione del setting, delle regole e del contratto analitico, del rapporto con l’inconscio e i suoi prodotti, delle resistenze e dei processi transferali e controtransferali. Ma l’autore ci parla, in uno stile piano e ricco di vivaci note, anche degli istinti e dei valori morali collettivi, dei conflitti e delle ambiguità, del potere e della solitudine, della diversità e della individualità, della malattia e della guarigione. Tanti temi, immagini, realtà per affrontare una ricerca che accomuna nel tempo e nello spazio tutti gli esseri umani: il passaggio da una condizione naturale e inconscia ad una culturale e cosciente.
(Estratto)

Uno dei tanti modi per far fronte alla sofferenza umana è la psicoterapia. È indicativo che siano proprio le sensazioni di malessere psichico che inducono a penetrare nella realtà della psiche, così come le sensazioni di dolore che avvertiamo nel corpo spingono a comprendere la sua anatomia, la sua fisiologia e patologia. Freud era quindi nel giusto quando diceva che “il modo con cui impariamo a conoscere meglio i nostri organi durante una dolorosa malattia è forse un modello del modo con cui in generale arriviamo a formarci un’idea del nostro corpo” Chi si occupa di psicologia è motivato da una sofferenza personale e attraverso il rapporto con il disagio dell’altro tenta di affrontare anche la propria problematica psichica. La psicoterapia risponde dunque a un bisogno dell’uomo, e se vogliamo dare un significato a questa necessità è necessario riflettere su quei momenti fondamentali della vita in cui percepiamo all’interno di noi stessi una spinta alla ricerca. Non si tratta, però, di rivolgersi verso una meta chiara e prestabilita, perche, se così fosse, il disagio da cui muoviamo sarebbe di origine diversa da quello di cui ci vogliamo occupare. Questa indagine, invece, è un impulso urgente verso qualcosa di sconosciuto, e ha come caratteristica una intrinseca indifferenziazione. Non sapendo l’origine del nostro malessere, non conosciamo neanche la direzione in cui cercarne il senso e la soluzione. Non solo la sofferenza che proviamo è incomprensibile a noi stessi, ma anche all’esterno trasmettiamo un’immagine di non-senso. La psicoterapia si configura quindi come la risposta a un disagio che non sappiamo nominare.

Condividi:
L'autore
Aldo Carotenuto
Aldo Carotenuto
Aldo Carotenuto (1933-2005) Ha insegnato Psicologia della Personalità e delle Differenze Individuali all'Università di Roma