Vol. 14 – Uccidere donne

Uccidere donneVolume 14, ottobre 2012

Editoriale

Per noi del CSPL il mese di aprile non è il più crudele, come vuole il Bardo, ma il più dolce e creativo. Tempo del convegno, tempo della rivista.

Desideriamo ricordare che il cambio di mese relativo all’uscita semestrale coincise, per la nostra storica rivista di psicologia, volutamente con il primo convegno dell’Associazione tenutosi l’8 aprile del 2000, dal titolo Psicologia e Letteratura. Trascorse prima un rodaggio del Centro Studi di circa una decina d’anni, durante i quali ebbero inizio le Conversazioni del Venerdì, partite nel ’91 presso il Caffè Notegen di via del Babuino in Roma, con un breve passaggio alla Casa della Cultura (un paio d’anni) e l’approdo da Bibli a Trastevere, con un’indimenticabile sosta speciale perfino al Caffè Greco, dove presentammo un nuovo libro di Aldo Carotenuto, Primo Motore e Carburante Psico-Dinamico dell’Associazione. Attualmente, come sanno tutti i nostri Simpatizzanti, le nostre Conversazioni si svolgono sempre a Roma all’Officina Lithos in via Vigevano, 2.

Siamo ora giunti al numero 14 della nuova serie, che mai ha tradito gli intenti né perso la passione del glorioso Giornale Storico di Psicologia Dinamica, del quale siamo i diretti e legittimi eredi. La Rivista esce in concomitanza del XIII Convegno, dal titolo provocatorio e tagliente Uccidere Donne, partorito non senza discussioni e animosità, ma che è risultato giusto, necessario e importante per la maggioranza di noi Soci. Dobbiamo all’amicizia ed alla gentile disponibilità del Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, il Chiarissimo Professore Mario Morcellini, se il nostro Convegno ha sempre luogo nella bellissima Sede di via Salaria. Cogliamo l’occasione per ringraziare Mario Morcellini, che dimostra nei nostri confronti una simpatia ormai ultradecennale, basata su profondi e appassionati intenti culturali, sincere affinità comunicativo-psicologiche e reciproca stima.

Il volume che Vi apprestate a leggere richiede anch’esso una forte empatia con le forze alleate dell’anima e dell’animus che sentiamo di invocare, di impersonare e crediamo di trasmettere ai Lettori, attraverso i nostri scritti e quelli dei nostri Ospiti. Si racconta, in questo numero, di molti personaggi femminili noti, arcinoti, poco noti o totalmente sconosciuti. Sono storie femminili, molto spesso scritte da donne, e quando redatte da uomini, si tratta di uomini speciali, (ci si perdoni l’immodestia maschile) che non oserebbero scrivere sul femminile argomenti così difficili per loro senza essersi integrati dolorosamente ma felicemente con la loro componente ombra.

Cominciamo allora con donne che parlano di altre donne, come la filosofa e counselor Luisa de Paula, la prima e non la sola a tirare in ballo in questa storia il famigerato Malleus Maleficarum, da lei definito un autentico breviario di misoginia sessuofobica. È questo un testo coniato nel XV secolo da due predicatori domenicani, che ha avuto funzione di breviario per tutti i forsennati di quel tempo (generalmente uomini) con “licenza legale di uccidere”, e che per i tre secoli seguenti avrebbero ammazzato circa 50.000 esseri umani di sesso femminile. Le parole di de Paula e le sue testimonianze sono così scottanti, vere e forti, che siamo stati tentati di convincerla a modificare il titolo con uno più provocatorio, e cioè L’invidia della vagina, perché il suo è un breve, sagace ribaltamento della teoria di Freud, che, come vuole una leggenda psicoanalitica, pare che fino all’ultimo non avesse ancora capito cosa vogliono le donne.

Anche la psicoterapeuta Virginia Salles si interessa di Heinrich Institor e Jakob Sprenger, i due diabolici inventori del Malleus, conosciuto anche come il martello delle streghe. Dunque le streghe sono state non soltanto perseguibili, ma temute in realtà perché detentrici di conoscenze sul sovrannaturale e sull’invisibile, nonché custodi di segreti di natura sessuale. Basta soltanto pensare al terribile processo intentato nel 1594 a Gostanza da Libbiano, una povera “curandera” nel Granducato di Toscana, accusata di complicità diaboliche, che riuscì però a salvarsi ammettendo le sue frequentazioni sataniche, ricorrendo all’immaginazione (qualità psicologica o connaturata con il femminile?) per raccontare queste sue visite all’Inferno. Per chi voglia saperne di più consigliamo la visione dello stupendo film omonimo, realizzato dal regista Paolo Benvenuti nel 2000 e interpretato da Lucia Poli, con una documentazione rigorosa e fedele. È intrigante la tesi della Salles, che addirittura sostiene che le streghe di una volta sarebbero le donne single di oggi, cioè donne libere e liberate, in pieno controllo della propria affettività e sessualità, fuori da tutti gli schemi tradizionali concessi dal maschile.

La storia della fine poetessa Antonia Pozzi, morta suicida a soli 26 anni, è affrontata dalla psicologa Marina Malizia con amorevole delicatezza e dolce compassione, ma soprattutto con la forte indignazione che susciterà in tutti i Lettori la visione del quadro così triste e sconsolato in cui è incorniciata questa breve vita, piena di ardore e di passione, indotta (come spesso succede a troppe donne) a soffocare la propria esistenza in prima persona, cercando nella morte una salvezza, negatale dal maschile che più avrebbe dovuto e potuto esserle vicino: il padre e l’uomo amato.

All’insegna di un bell’aforisma di Charles Péguy, la libertà è un sistema basato sul coraggio, Desirée Pangerc – docente universitaria di Criminalità Economica e di Antropologia dello Sviluppo – si occupa di storie di ordinaria schiavitù, con protagoniste semplici donne: Almira, Danica, Victoria e Nadia, che hanno vissuto malamente il loro quarto d’ora di celebrità mediatica, per colpa di satanassi travestiti da uomini. Questi criminali incalliti della tratta delle schiave dell’Est vengono descritti in tutte le loro efferatezze, confessate da queste donne che si sono salvate, nel senso che non hanno perduto la vita, ma che difficilmente potranno recuperare l’equilibrio e la serenità.

La psicologa psicoterapeuta Benedetta Rinaldi ci ricorda come la violenza sulle donne sia un tema vivo e incandescente fin dalla notte dei tempi. La teoria della nostra autrice vuole che la madre sia il tempo per eccellenza, quel tempo che scandisce la crescita del bambino, sia biologica che esperienziale. Senza dimenticare il fondamentale lavoro di Neumann sulla Grande Madre e con un sapiente richiamo alla pratica clinica, Rinaldi ci espone in modo affascinante e sicuro quanto il femminile materno possa creare dissidi insanabili con la prole. Bisogna quindi che madre e bambino siano in sana armonia, perché, altrimenti, la dissonanza tra le loro musiche può degenerare in un desiderio disturbato di interrompere proprio il tempo, attraverso l’uccisione del materno.

Lo psicoterapeuta Antonio Dorella, studioso di psicologia della religione, ricostruisce la vicenda della filosofa Edith Stein, una delle antesignane della nuova identità femminile che si affaccia al ‘900. Egli divide in tre fasi il cammino umano della futura santa, che comincia da ebrea atea abbracciando la filosofia, per passare a quella che l’autore definisce pedagogia del femminile e per concludersi con la sua conversione al cristianesimo ed il martirio ad Auschwitz. Anche in questa occasione ci piace ricordare e segnalare un formidabile film a lei dedicato da Marta Meszaros (1995) La settima stanza, giustamente citato anche da Dorella.

Amato Luciano Fargnoli esamina il versante del femminile che uccide se stessa nell’altra, di quel femminile che fa i conti con una presenza materna o sororale devastanti e castranti. Si tratta di un caso giudiziario, visto con l’occhio del criminologo e dello psicoanalista, che viene indagato con perizia poliziesco-letteraria coadiuvata da tutti gli strumenti del sapere psicologico, fino all’ardito, ma non peregrino, accostamento con De Quincey, autore di un’opera paradossale sul delitto come opera d’arte.

Insieme a Riccardo Zerbetto si torna alla Grecia classica, con i suoi déi e le sue tragedie, care frequentazioni di James Hillman, che di recente ci ha lasciato, pur lasciandoci il tesoro delle sue opere, e al quale rivolgiamo un affettuoso pensiero di gratitudine e nostalgia e una promessa di dedicargli presto un ricordo accurato e accorato del CSPL. Zerbetto parte dal vaticinio di Apollo ad Oreste, che sarà costretto ad uccidere la madre per vendicare la morte del padre Agamennone, per comprendere le ragioni del titanico conflitto di potere tra il maschile e il femminile.

La tematica dell’amour fou guida lo scritto di Roberto Cantatrione, lector in fabula in perfetta linea con l’ideologia del CSPL, che opera un commento psicologico al libro di Zola La Bestia umana, con una specialità: egli descrive l’uccisione addirittura di due entità femminili e cioè la locomotiva e Severine, la giovane protagonista del romanzo, che vengono distrutte entrambe, la prima da una donna e la seconda da un uomo “pazzamente” innamorato. “O mio/a o di nessuno/a” è il refrain che caratterizza gli amori folli, come notato dal sottoscritto anche nei brevi (anche se onestamente incompleti, perché la lista sarebbe lunghissima) suggerimenti cinematografici presenti nella neo-rubrica Argomenti, dove manca appunto il film L’angelo del male di Renoir, del 1938, con Jean Gabin e Simone Simon, un’ineccepibile trasposizione del romanzo di Zola, così perturbante da affascinare anche Fritz Lang che ne fece una versione portentosa nel 1954. La sezione Argomenti ospita anche un commento di Laura Viceconte, psicologa esperta in musicoterapia, all’opera di Bizet Carmen, di cui quattro versioni cinematografiche importanti vengono ricordate nel mio Ginecidio nella fabbrica dei Sogni. Adriano Schimmenti, docente dell’Università Kore di Enna, ci parla d’amore, in mezzo a questo campo di battaglia tra i sessi finora descritto. E lo fa a proposito della dimensione dell’amore nella pratica clinica, evitando sia il promontorio di Scilla – rappresentata dalla ricerca della simmetria nella relazione – sia lo scoglio di Cariddi – inteso come l’erotizzazione della relazione. Chi scrive propone anche una lettura critica del libro freschissimo di stampa, Inebriatevi volubili, dell’autre Giorgio Antonelli, il poeta. Lo psicoterapeuta Giorgio Antonelli ci regala invece una divertente, piccata e piccante recensione del libro Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane (2010, trad. it. 2011) di Michel Onfray.

L’appassionato di psicologia e letteratura andrà in brodo di giuggiole leggendo l’articolo di Valentino Baldi – degno erede del mitico critico Giacomo Debenedetti – che si cimenta con i due capolavori di Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, facendo una comparazione tra gli assassini femminili presenti nei due romanzi e la metapsicologia dell’autore, usando come griglie le riflessioni di Freud, Matte Blanco e del critico psicoletterario attualmente più importante d’Italia, Lavagetto.

Assai interessante è la storia pittorico-letteraria di Nastagio degli Onesti, pescata nel Decameron boccaccesco e in un dipinto caravaggesco da Michele Mezzanotte, che ci spiega come questa vicenda, condannata alla coazione a ripetere, venga risolta dall’eroe di turno mediante un colpo di scena ispirato dall’intuizione psicologica.

Si passeggia ancora tra i miti insieme allo psicologo analista Ferdinando Testa, italico cultore hillmaniano impegnato da anni nel lavoro clinico riabilitativo con pazienti psicotici. Questa volta sono in gioco Perseo e la Medusa, laddove quest’ultima impersona un femminile pietrificante, che spesso costella la storia clinica di pazienti con gravi disagi psichici. Il rischio del terapeuta-Perseo è quello del contagio o dell’annegamento in una sofferenza così terribile, sospesa tra il grido e il silenzio. Occorre dunque munirsi di strumenti psichici validi, che per l’analista sono la ragione, l’interpretazione, l’intuizione e la passione, come dimostra questo scritto.

La psicologa analista junghiana Simonetta Putti si confronta con il femminicidio, termine che comprende sia l’uccisione concreta e storica di donne, sia il soffocamento di elementi femminili nella persona. Come ulteriore prova che il termine ombra (coniato da Jung per aiutarci a conoscere aspetti nascosti e necessari della nostra crescita psicologica) difficilmente scomparirà – e a conferma che il “compagno segreto” di conradiana memoria non potrà mai svanire, né essere sostituito – Putti auspica e ricerca una consapevolezza sulla responsabilità e sulle frammentarie conoscenze a proposito del femminicidio. La Putti è autrice anche del consueto Seminario di tecnica analitica dedicato questa volta a La Filosofia e la funzione trascendente.

Lo psicoterapeuta Giorgio Antonelli, coltissimo conoscitore della storia della psicoanalisi, parte dalla inconfutabile verità che gli uomini che uccidono donne sono figli di donne, e che dunque nell’uccisione delle donne potrebbe celebrarsi un mistero del femminile. Il suo contributo si fa strada attraverso un bosco folto e appassionante in cui si incontrano paradossi incontrovertibili su Eros e principio femminile e acrobazie lacaniane come quella di chi soffre e chi s’offre. Ci conduce così verso territori infuocati ma forse per il genere umano salvifici, dove ardono la guerra e le sue ragioni, e dove cova l’inconscio desiderio malato degli uomini di diventare dèi attraverso l’uccisione delle donne.

Il firmatario di questo editoriale, Amedeo Caruso celebra psicologicamente la vita e l’opera delle scrittrici Lillian Hellman, Simone de Beauvoir e la diva Mae West (ma anch’essa scrittrice) e le definisce psicofuturiste per la loro capacità di difendere e conservare la propria identità e libertà, a dispetto di ogni forza maschile negativa e contraria. Il trittico femminile vuole essere un esempio e un ricordo di come queste donne del ‘900 furono protagoniste vittoriose di un’avventura per l’equità e l’equilibrio col maschile che ancora oggi, purtroppo, non è stata raggiunta.

Amedeo Caruso

Indice

  • Editoriale
  • Giorgio Antonelli, Uomini che uccidono donne
  • Amedeo Caruso, Uccidere chi? Una risposta femminile psicofuturista dal XX secolo
  • Simonetta Putti, Il Femminicidio tra ombra ed eruzioni
  • Ferdinando Testa, Uno sguardo sulla psicosi. Perseo e Medusa
  • Virginia Salles, Il martello delle streghe
  • Antonio Dorella, Edith Stein. L’empatia e l’emancipazione delle differenze di genere fino alla Croce
  • Luisa De Paula, Uccidere per sopravvivere. Quando il mito della forza diventa legge di natura
  • Roberto Cantatrione, Si può uccidere anche una locomotiva
  • Amato Luciano Fargnoli, La chiamata di Thanatos. Donne che uccidono donne
  • Benedetta Rinaldi, Il tempo della madre: aspetti dissonanti dell’agire materno
  • Riccardo Zerbetto, Sul complesso di Oreste e l’archetipo del matricidio
  • Marina Malizia, La morte di Antonia
  • Valentino Baldi, Uccidere madri. Considerazioni sul corpo ed il lutto nei romanzi di Carlo Emilio Gadda
  • Desirée Pangerc, Donne in catene e libertà negate
  • Michele Mezzanotte, Nastagio degli Onesti
  • Argomenti (contributi di Adriano Schimmenti, Laura Viceconte, Amedeo Caruso, Giorgio Antonelli)
  • Seminario di tecnica analitica (a cura di di Simonetta Putti)
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