Stekel sul sogno

(tratto da Giorgio Antonelli, Discorso sul sogno, Lithos Editrice, Roma, 2010)

Un altro contributo di particolare interesse è quello, per lo più misconosciuto, offerto da Stekel, un autore che ha esercitato una non trascurabile influenza su quel lavoro in progress che è stato la Traumdeutung. Per quanto le tesi di Stekel siano facilmente liquidabili se sottoposte al vaglio della psicoanalisi (“mostra una quasi costante negligenza dei meccanismi che presiedono alla strutturazione di un sogno descritti da Freud”, scriveva Servadio negli anni cinquanta ), esse meritano secondo me una rinnovata attenzione in particolare se considerate nell’ottica della millenaria tradizione onirocritica d’oriente e d‘occidente. L’attenzione rivolta da Stekel al contenuto manifesto, ad esempio, stigmatizzata da Freud, appare in linea non soltanto con la tradizione onirocritica antica, ma anche con i suoi sviluppi novecenteschi, sviluppi psicodinamici nonché, come vedremo, neurodinamici. Ciò non toglie che la stigmatizzazione di Freud abbia di fatto relegato Stekel in un al di là della psicoanalisi o meglio in una prepsicoanalisi dalla quale gli psicoanalisti non si sono neanche sognati di tirarlo fuori.

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A Stekel dobbiamo numerosi lavori sul sogno, in particolare Die Sprache des Traumes (Il linguaggio del sogno), del 1911, Die Träume der Dichter (I sogni dei poeti), del 1912, il suo preferito, e il meno venduto, dedicato al rapporto tra impulso criminale e creazione artistica, e The Interpretation of Dreams. New Developments and Technique, la cui edizione inglese in due volumi, curata dall’allievo Emil Gutheil, è stata pubblicata nel 1943. In quest’ultimo lavoro Stekel, in qualche modo ingenerosamente, liquida la monografia del 1911 come superata. Dico ingenerosamente, ma dovrei impiegare altri aggettivi, dal momento che la liquidazione di quel lavoro corrisponde, nelle intenzioni di Stekel, a una liquidazione della psicoanalisi dei sogni, in particolare a una liquidazione degli allievi di Freud, accusati, in modo molto à la Freud (come vedremo), di non aver portato avanti il discorso sul sogno a causa del loro attestarsi dogmatico sulle posizioni conquistate dal padre della psicoanalisi. Utilizzando la terminologia di Silberer, Stekel parla di un passaggio da una interpretazione materiale dei sogni (nel lavoro del 1911) a una funzionale. Si potrebbe argomentare, insomma, che esistano una prima e una seconda onirodinamica stekeliana.

Stekel rimproverò Freud di essersi dimostrato meschino per non aver riconosciuto che in realtà, dopo la pubblicazione della Traumdeutung, c’erano stati progressi nell’interpretazione dei sogni. Se è vero che Freud ha ragione per quanto riguarda i suoi discepoli (le sue migliaia di discepoli precisa irridente Stekel), i quali non avrebbero avuto il coraggio di trasgredire quelle che dovevano sentire come rigide regole stabilite dal maestro, non ha certo ragione allorché trascura le acquisizioni di Stekel e degli stekeliani tra i quali, oltre a Gutheil e altri autori pressoché sconosciuti, risulta incluso anche Silberer.

Uno dei progressi vantati da Stekel nei confronti della Traumdeutung freudiana, consiste nel salto delle libere associazioni. Freud non avrebbe tenuto debito conto del fatto che non soltanto il sogno è soggetto alla censura, lo sono anche le libere associazioni. Di conseguenza, sostiene Stekel, quanto più l’analista procede nella sua analisi del sogno con le libere associazioni del paziente, tanto più egli si scosta dal conflitto che il sogno, ogni sogno, rappresenta. Stekel considera in altri termini essenziale che, in relazione alle libere associazioni, si passi da una metodica passiva a un’interpretazione attiva, una che convogli gli sforzi sul contenuto manifesto del sogno. E in questo passaggio va notato come il linguaggio dell’eretico Stekel riproduca quello dell’eretico Ferenczi.

Nel saltare le libere associazioni Stekel si oppone alle pratiche protopsicoanalitiche di Adler, Maeder e Jung. Le libere associazioni sono anch’esse mascherate e dunque richiedono ulteriore interpretazione. In altri termini la pratica di chiedere al paziente di associare liberamente sul proprio sogno estende e allunga la durata dell’interpretazione. Stekel è contrario alla consuetudine di certi analisti di interpretare un sogno anche per settimane. Ammette di averlo fatto anche lui, ma di non averne ricavato alcun vantaggio. Ritiene a tal punto decisivo, Stekel, il salto delle libere associazioni da accusare di plagio l’affermazione dell’adleriano Wexberg, resa nel primo numero dello Zeitschrift für Individualpsychologie, secondo la quale ciò che differenzia la Traumdeutung di Adler da quella della scuola di Freud consisterebbe nella sicurezza con cui Adler ha affrontato il materiale onirico a prescindere dalle libere associazioni del paziente.

Così come Ferenczi aveva affermato che nessun analista ha terminato la propria analisi, Stekel sostiene, in modi che richiamano analoghi pronunciamenti di Jung, che anche i migliori analisti sono ciechi davanti al significato dei loro sogni. Nella Traumdeutung, in altri termini, Freud non avrebbe riconosciuto importanti complessi. Né l’avrebbero fatto i suoi discepoli, i cui tentativi di analizzare i sogni del maestro sono ridicolizzati da Stekel. In un certo senso, potremmo anche dire che al rimprovero rivolto da Freud ai suoi discepoli per non aver fatto avanzare la Traumdeutung è sottesa una richiesta di analisi. Deve aver sentito, anche Freud, che nessun interprete è all’altezza dei propri sogni.

Quando Stekel divarica in due le possibili metodiche d’interpretazione del sogno, quella materiale, che si limita a tradurre i simboli, e quella funzionale, in cui l’interpretazione si confronta con le funzioni della mente, lo fa anche in relazione all’impasse nella quale ritiene si siano incagliati gli psicoanalisti suoi contemporanei, Freud incluso.

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