Chertok, Ipnosi e suggestione

tratto da: Giorgio Antonelli, Il mare di Ferenczi. La storia, il pensiero, la vita di un maestro della psicoanalisi, Roma, Di Renzo Editore, 1996.

In Ipnosi e suggestione, pubblicato da Léon Chertok nel 1989, lo scritto di Ferenczi e Rank sulle prospettive della psicoanalisi viene inteso, secondo una tesi più volte ribadita dall’autore, come un tentativo di riportare l’ipnosi nell’alveo della psicoanalisi. Tale tentativo costituisce una violazione del divieto cui tutti gli altri psicoanalisti si atterranno per molti anni e, al tempo stesso, una correzione della tendenza eccessivamente intellettualizzante (privilegiante cioè l’interpretazione) in voga presso gli psicoanalisti dell’epoca. Tesi, questa, sostenuta, tra gli altri, anche da Karen Horney. «Ferenczi» afferma Chertok «è stato il primo a mettere in guardia contro i pericoli di una intellettualizzazione eccessiva della psicoanalisi, a far risaltare che l’interpretazione fornita al paziente, e da questi accettata, non bastava a produrre il cambiamento.» La pregiudiziale psicoanalitica nei confronti dell’ipnosi è a tal punto forte che anche quegli autori che hanno rimesso in discussione i principi freudiani (Chertok fa i nomi di Balint, Bowlby, Kohut, Searles, Spitz, Winnicott), introducendo l’affetto nella cura, non menzionano, a differenza di Ferenczi, la parola «ipnosi». E, anzi, non menzionano, tranne che in pochissimi casi, neanche Ferenczi. Sappiamo della possibilità, come aveva ben compreso Ferenczi, che i pazienti accedano da sé allo stato di trance. Chertok ritiene «augurabile» che lo psicoanalista prenda tale situazione per quello che è, ovvero «uno stato ipnotico», e «sia in grado di sfruttarlo per ottenere dal suo paziente un materiale ricco di insegnamenti».

In uno scritto pubblicato nel 1965 Chertok fa riferimento a due lettere inviate a Paul Federn nelle quali Freud consiglia il ricorso all’ipnosi. Inoltre, a fronte delle motivazioni da Freud addotte per giustificare l’abbandono dell’ipnosi, Chertok richiama l’intervento al Congresso di Budapest del 1918 nel corso del quale Freud aveva preso in considerazione la possibilità di una utilizzazione futura dell’ipnosi nella psicoanalisi. Si tratta di un momento importante nella storia della psicoanalisi. In effetti la tesi avanzata da Chertok è che anche le affermazioni di Ferenczi sull’ipnosi erano ancorate a possibilità future e dipendevano essenzialmente da una delucidazione teorica di essa. «Ferenczi» scrive Chertok «aveva voluto, in realtà, rivedere il processo dell’ipnosi, rimettere in discussione la scissione epistemologica esistente fra l’ipnosi stessa e la psicanalisi, realizzare la prospettiva tracciata da Freud nel 1918, a proposito di una loro possibile alleanza nella terapia a venire».

Anche un’altra tesi di Chertok mi sembra interessante: l’ostracizzazione di Ferenczi ad opera del movimento psicoanalitico viene motivata in base al recupero ferencziano delle ragioni dell’ipnosi: «Il fatto è che Ferenczi è stato considerato da molti una vera polveriera, per il suo tentativo di riabilitare l’ipnosi».

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